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domenica 1 novembre 2015

Giardinity: buona la prima!

Ormai in chiusura della stagione degli eventi autunnali dedicati al giardinaggio, il 24 e 25 ottobre ha avuto luogo Giardinity a Vescovana (PD), presso villa Pisani Bolognesi Scalabrin. Una mostra mercato organizzata da Carlo Contesso, progettista e nota firma della rivista Gardenia. Ho colto il suo invito e il sabato di apertura mi sono concessa una visita. L'occasione ha sollevato la mia curiosità soprattutto per la sua ambientazione veneta: le vicissitudini che quest'anno hanno portato Costozza in fiore a dividersi in due manifestazioni differenti e ridotte, hanno visto il panorama giardiniero del Triveneto impoverirsi di un evento importante che solo le iniziative private di alcuni vivai di qualità (i "porte aperte" con personaggi di spicco di Priola, la Campanella, Billo ecc.) cercano un po' di ravvivare, senza biglietti di ingresso per i clienti e con la collaborazione di altri vivaisti amici.


Giardinity ha presentato un pugno di vivaisti di altissima qualità, italiani e stranieri (tra i più notevoli, special guest credo inusitato finora in Italia, il polacco Piotr Kleszczynski coi suoi streptocarpus, da annoverare tra i due più importanti coltivatori di Streptocarpus europei), vivaisti che, a detta dello stesso Contesso, erano molto soddisfatti dell'attenta selezione che li ha distinti da quelli meno "impegnati", puramente commerciali. Quasi tutti li avevamo già trovati però a Orticolario e Murabilia (ma in poche occasioni nel Veneto, però). Alloggiati nel giardino della villa e sotto la sua bellissima barchessa, un po' tutti i venditori erano in programma per dare una dimostrazione di come si coltivano le loro specialità e concedere risposte dirette al pubblico presente.
Al piano superiore della villa, nelle antiche stanze dalle splendide pareti affrescate, erano disposti gli stand di altri settori merceologici (decorazioni per la casa, saponette, abiti vintage ecc.).
La domenica si sono tenuti gli incontri con Simonetta Chiarugi e Camilla Zanarotti, che hanno intrattenuto i visitatori con la presentazione dei loro libri.

Piotr Kleszczynski spiega come coltivare gli Streptocarpus. In polacco, ma Contesso si è procurato una traduttrice.

Il programma della manifestazione prevedeva visite guidate al giardino della villa (ancora curato e ben delineato). Diverse iniziative sono state pensate per i bambini (esempi pratici di intreccio di vimini e giochi). Presenti anche una mostra di galline, quella per i 50 anni della Società Italiana della Camelia e una esposizione fotografica di Duccio Nacci. Non ci si poteva annoiare, insomma.
Una bambina osserva affascinata un coniglietto in gabbia, mentre gli adulti chiacchierano di altro.

Interessante la statuaria che caratterizza il giardino della villa

Bossi scolpiti geometricamente, nella luce della sera.

Un cesto di peperoncini. Grande fortuna ha riscosso lo stand dedicato ai peperoncini, andati quasi completamente a ruba nella sola giornata di sabato.

L'afflusso di avventori è stato soddisfacente: un po' timido sabato mattina, è andato via via aumentando nel pomeriggio per poi esplodere nella domenica inoltrata.
Solo due i veri crucci dell'evento, di cui l'organizzazione ha già avvisato che si farà carico i prossimi anni, per risolverli: una certa difficoltà nel raggiungere il luogo per chi viene da lontano (si era in piena campagna padovana, lontani da centri abitati consistenti) e una zona parcheggio non amplissima.
Un affresco floreale all'interno della villa

Speriamo di veder crescere, in futuro, questa ricorrenza, perchè si consolidi, e soprattutto mi auguro che non si limiti a diventare solo una mostra mercato più o meno affollata di acquirenti e di stand, ma che si imponga come un polo di diffusione della cultura del giardinaggio da irradiare nelle province venete, laddove, finora, hanno prevalso quasi solo piccole kermesse, in genere di iniziativa comunale. Non tutte disprezzabili, vedi per esempio l'ottima Este in fiore, ma a volte un po' ancorate alla ristretta realtà locale.

A quale pianta andrà questa volta il cammeo? Be', agli streptocarpus polacchi!
Ecco a voi 'Wow II', bellissimo Streptocarpus bicolore, dalle morbide corolle arruffate che fanno davvero esclamare "uau" quando le si vede.
Gli streptocarpus sono originari dell'Africa tropicale, e richiedono grosso modo le cure che si prestano alle violette africane. Temperature dai 15° in su, luce brillante ma non diretta (dietro una tenda, o da una finestra affacciata a est), terriccio leggermente acido ma ben aerato. Temono i ristagni idrici.
E poi, sempre di streptocarpus parlando, 'Dagmaz', altra creazione del vivaio di Piotr Kleszczynski. Nei toni dell'azzurro appena venato di viola, è un'esplosione di corolle cerulee di grande effetto.














Mai più senza! Il tappeto da giardino commercializzato da Idea Casa In. Meraviglioso, calpestabile, per stupire gli amici quando si organizza una festa. Sempre che non abbiate gatti dalle unghie assetate di dispetto...

domenica 4 ottobre 2015

Orticolario: idee e sensazioni per giardinieri evoluti

Sta ormai volgendo al termine la settima edizione di "Orticolario. Per un giardinaggio evoluto" (2-3-4 ottbre 2015, presso villa Erba, sul lago di Como).

L'accesso a villa Erba

La manifestazione gode di una location invidiabile, costituita dal parco di una spendida villa d'epoca e relativo centro espositivo, al cui interno sono disposti gli stand di oggettistica, della stampa, i locali ristorativi e altri servizi. Un'utile protezione in caso di pioggia, e che purtroppo in questa veste è stata sfruttata dai visitatori, visto che il maltempo, quest'anno, ha un po' bersagliato l'evento. Senza intaccare il suo fascino, però.

Moritz Mantero (al centro)presenta Orticolario col suo staff.

"Patron" (per mutuare un termine della F1) di Orticolario è l'imprenditore Moritz Mantero, che, grazie a una segreteria organizzativa e a un comitato scientifico di tutto rispetto, ogni anno riesce a radunare una schiera di vivaisti di qualità e di esperti del giardinaggio per una di quelle che ormai, in brevissimo tempo, è diventata tra le massime manifestazioni del gardening italiano, accanto a Masino, Orticola, Murabilia e pochissime altre.

Lo stand del vivaio Ratto

Sotto un albero secolare, lo stand di Anna Flower.

Difficile riassumere la varietà di offerte presentate da Orticolario ai suoi visitatori: si va dagli stand dedicati a piante e utensili da giardino, prevalentemente dislocati nel parco, ai padiglioni di arredi da esterno, ai giardini allestiti alle tavole rotonde con personaggi di spicco della cultura del verde. Un filo rosso lega insieme tutto questo, un tema conduttore che ogni anno varia: per il 2015 ha trionfato il senso del tatto, assieme al fiore dell'ortensia, di cui sono state create numerose installazioni e su cui sono stati incentrati incontri e stand.


"Concluso con tatto", il giardino-installazione dei Giardini Benatti e dei F.lli Bonoldi, vincitore tra quelli in concorso.

Un particolare, con ortensia, del giardino Concluso con tatto.

Curioso il battage pubblicitario che ha annunciato la nuova edizione dell'evento, ideato dal team creativo in cui figura il nome illustre del fotografo Dario Fusaro. Le immagini delle locandine sono piene di humor e di bellezza, ironia e natura, e la dicono lunga sulle intenzioni della mostra di non limitarsi a diventare un mercato, seppure di alta qualità, di piante, ma di varcare i confini del giardinaggio tradizionale verso nuove ispirazioni e nuove funzioni del giardino. E "Oltre i confini" è proprio il titolo della realizzazione di sei giardini sparsi tra Como e Cernobbio, in cui alcuni paesaggisti hanno suggerito nuove prospettive di progettazione degli spazi verdi.

Una delle foto pubblicitarie firmate Dario Fusaro.

L'ironia non è mancata neanche tra gli stand del parco, mettendo in risalto l'intelligenza di chi si è impegnato a rendere concreta questa manifestazione, con attenzione per il dettaglio, cura della qualità, ma senza mai prendersi troppo sul serio. Come a dire: lo spazio per il divertimento non deve mai mancare!

Res naturae, in collaborazione con le ceramiche di Vasco Venturi, da un'idea di Elisabetta Pozzetti, ha dedicato uno stand ai vasi da rabarbaro con illustrazione del loro uso.


Le dalie della Floricoltura Fenix.

Ma passiamo alle nostre rubriche preferite, chè di spunti in merito Orticolario ce ne ha forniti diversi!

Piante-cammeo insolite e per cultori botanici presso i vivai Torre Natale, che propongono una stranissima Dorstenia cfr. contrajerva, dalla Costa Rica, dall'infiorescenza che pare una manina nera. Praticamente in via di estinzione, in quanto ormai rara in natura. 
E la pianta dai cui frutti si estrae il celebre olio di argan, l'Argania spinosa, il cui aspetto non è propriamente decorativo, e incute una certa... reverenza, a causa delle numerosissime spine che si celano sotto le foglie strette.













Mai più senza!





La ditta Terrarium Art di Milano propone dei paesaggi in miniatura in piacevoli vasi di vetro. Muschi e muschietti creano piccoli scenari che fanno da sfondo a momenti di vita quotidiana, come una richiesta di matrimonio, l'addestramento di un gatto, un autobus che si ferma sul ciglio della strada. Fantasiosi.


sabato 18 luglio 2015

Da parcheggio a giardino: la lezione di Beth Chatto

Nel 1960, una giardiniera, tale Beth Chatto, data di nascita 26 giugno 1923, dopo anni di studio sulle piante nei loro ambienti naturali decide di coltivare un'area grande tre ettari di proprietà della sua famiglia. Si tratta di un terreno fino allora considerato arido, inadatto a piantumare romantiche bordure di strabordanti delphinium e lupini come da tradizione inglese, e quindi lasciato in stato di semiabbandono. La zona in cui si trova, a 7 km da Colchester, sud-est di Londra, ha un clima poco piovoso. La signora Chatto si mette all'opera, per dimostrare a se stessa e a tutti che anche in condizioni avverse si può sviluppare un egregio pezzetto di verde: saranno gli inizi di un giardino che diventerà, per gli appassionati, una sorta di leggenda.




Il mantra della signora Chatto, sulla scorta delle ricerche ecologiste condotte dal marito Andrew Chatto e da lei attentamente assimilate, ispirata dagli ultimi lavori giardinicoli di Sir Cedric Morris, pittore inglese appassionato di botanica, è: coltivare in condizioni di aridità piante che resistono alla scarsità d'acqua, oppure coltivare in zone d'ombra piante che non chiedono posizioni soleggiate. Sembra una banalità, ma la conquista è abbattere i pregiudizi che vogliono che i giardini debbano nascere in qualsiasi circostanza a costo di pesanti interventi umani in fatto di irrigazione o di qualità della terra. Per la Chatto, non si deve adattare un terreno al giardino, ma il giardino alle risorse che quel terreno gli dà. Si tratta di un'anticipazione delle svolte ecosostenibili che di lì a qualche decennio detteranno i nuovi indirizzi del giardinaggio mondiale.





I Beth Chatto Gardens, dicevamo, si estendo su tre ettari e si dividono in più sezioni: il Gravel Garden (il giardino ghiaioso), il Water Garden (il giardino acquatico), il Reservoir Garden (il giardino-serbatoio, vicino a una fattoria), il bosco-giardino, lo Scree Garden (il giardino del ghiaione, annesso all'abitazione della proprietaria). Come i loro nomi suggeriscono, ogni settore ha una specificità diversa a seconda della sua dislocazione (ad es. nel sottobosco) o per la presenza di un particolare ambiente (il laghetto, o, nel caso del Reservoir Garden, il riporto di uno strato di terreno sopra alla ghiaia perchè funga da riserva idrica - un serbatoio).

La vegetazione intorno al laghetto.

Alcune aiuole nel Reservoir Garden.

Immancabili geranium risaltano sul verde acido dell'Alchemilla mollis.

La parte forse più curiosa, e di più recente creazione, è il giardino ghiaioso, nato nei primi anni Novanta dalla trasformazione del vecchio parcheggio in un giardino di ispirazione mediterranea. Inizialmente, un semplice esperimento dei coniugi Chatto: lo spazio è lasciato solo a piante resistenti alla scarsità d'acqua e coltivate senza ricorrere ad alcun impianto di irrigazione. Il terreno, un misto inospitale di sabbia e ghiaia, è stato nel tempo arricchito di humus ricavato dalle compostiere dei giardini. A vederlo adesso, questo ex parcheggio, con i suoi papaveri, le nigelle, le hebe, le rose e i ciuffi di salvia ornamentale, sembra impossibile che vent'anni fa fosse solo uno spiazzo sterrato per farci stare le auto. 
Il segreto per rendere bello un giardino mediterraneo, caratterizzato da annuali ed erbacee di per sè non dotate di un aspetto florido e generoso? Coltivare le piante in gruppi, insegna Beth Chatto nei suoi manuali, perchè formino cespugli folti e quindi maggiormente espressivi.

Un giardiniere al lavoro nel Gravel Garden, l'ex parcheggio.


L'angolo delle piante grasse, tutte coltivate in vaso. Dietro sono appesi ad asciugare i grembiuli verdi dei giardinieri che aiutano la signora Chatto.

Da parte dei giardinieri dei paesi mediterranei non sono mancate le critiche verso gli studi di Beth Chatto sul Gravel Garden. La signora ha pubblicato un libro a riguardo nel 1978, intitolato appunto The dry garden, applauditissimo in patria, ma pietra dello scandalo che ha sollevato contestazioni all'estero: come si può parlare di giardino siccitoso nell'umida Gran Bretagna? di certo, per quanto lì un terreno possa essere esposto al sole e collocato in un clima mite, non subirà mai le angherie della siccità e della calura di un giardino siciliano o nordafricano...
La lezione di Beth Chatto non è stata inficiata da questi dubbi, e nel tempo ha sopportato le critiche e resistito facendo proseliti: la questione infatti per la giardiniera inglese non è mai stata il coltivare di per sè piante universalmente da terreno arido o piante universalmente da ombra, quanto dimostrare che un moderato intervento umano può aiutare un ambiente a dare il meglio di sè se se ne rispettano le peculiarità intrinseche
Beth Chatto è una maestra botanica incontestabile per il suo studio sull'uso di piante inusuali e l'accostamento originale tra di esse, nonchè per la lunga e accurata sperimentazione di convivenze tra piante, e matrimoni di fiori e foglie di colori molto diversi. Le sue bordure sono il trait d'union tra la tradizione romatica alla Gertrude Jekyll e le conquiste più spinte del giardinaggio contemporaneo.


Completa la visita turistica ai giardini l'accesso alle nurseries (il vivaio), e alla sala da tè con annesso piccolo bar, ricco di tante golosità della pasticceria inglese, tra scones, victoria sponge cakes e shortbreads.
E visto che la Chatto ci consente di fare shopping tra le sue piante preferite, ve ne presento un paio di quelle fornite dalle sue nurseries, ovviamente in versione "cammeo":
Papaver dubium lecoqii 'Albiflorum': piccola annuale (max 45 cm di altezza) dai fiori rosa, come suggerisce il suo nome botanico non si sa da dove arrivi e quali siano le sue origini, ma è ormai una presenza costante dei giardini Chatto tanto da essere soprannominata "il papaverino di Beth Chatto".
Non servono nobili alberi genealogici o il pedigree per farsi voler bene dai grandi giardinieri.







Scabiosa caucasica 'Stafa': splendide corolle di un azzurro intenso, è una perenne che cresce fino a 80 cm di altezza. Per giardini mediterranei che voglio fare i vezzosi e colorarsi di cielo.

domenica 12 luglio 2015

Fiori e talenti a Hampton Court Palace Flower Show

Hampton Court Palace Flower Show 2015: io c'ero!


La manifestazione inglese, quest'anno alla 25° edizione, ha avuto luogo nella consueta cornice dei giardini dello storico palazzo di Hampton Court, nei giorni dal 1° al 5 luglio. Una delle giornate è stata dedicata esclusivamente ai membri della RHS (Royal Horticoltural Society), cui l'entrata era riservata. Parole d'ordine dell'evento per il 2015 sono state: Inspire, Grow, Feast (ispirati, coltiva, festeggia). Lo show infatti è stato diviso grosso modo in tre sezioni: la prima, dedicata ai giardini realizzati dai vivaisti partecipanti, grazie ai quali i visitatori potevano imparare e scoprire nuovi modi di associare le piante tra loro e prendere esempio dai progetti per creare aiuole nei propri giardini di casa; la seconda, pensata per offrire al pubblico una vasta scelta di piante in vendita, presentando nuove e inusitate varietà; la terza, prevista per consentire agli avventori di ristorarsi con prodotti tipici o specialità ricercate fruendo dei numerosi stand gastronomici.

Tra le piante più amate nei giardini d'Oltremanica, gli Allium hanno spesso caratterizzato le bordure più belle di Hampton Court, soprattutto in giochi di simmetrie e bizzarri allineamenti colorati.


Accedere al Flower Show di Hampton Court è stato veramente come entrare in una grande festa: la manifestazione, che per estensione supera quella del Chelsea Flower Show e anche come prestigio ormai ne tallona la fama, era curata in ogni minimo dettaglio, e permetteva a esperti del settore e semplici amatori di godere dell'evento come fosse stato un grande luna park per giardinieri, ma allo stesso tempo consentiva di metterlo "a frutto" per ampliare le proprie conoscenze in campo culturale. Alcuni padiglioni infatti sono stati allestiti per raccogliere le collezioni delle piante più amate dagli Inglesi, e per ospitare convegni coi giardinieri più famosi, che hanno presentato i loro ultimi libri o parlato dei temi in cui sono specializzati.

Carlo d'Inghilterra è solo uno dei grandi estimatori delle Hosta in Gran Bretagna. Qui, l'esposizione di una simpatica collezione di piante di questa specie, in versione mini.

Un teatrino di mini hosta.

Ormai la tradizione vuole che i nuovi talenti della progettazione di giardini passino prima da Hampton Court; una volta fattisi notare e premiare qui, il passo verso il Chelsea Flower Show è breve, brevissimo. Se poi anche a Chelsea i riscontri sono positivi, come mi ha raccontato una giovane promessa italiana che a Hampton Court ha già ottenuto un traguardo, vuol dire che "sei arrivato". Va da sè che Hampton Court è una meta "sacra" che anticipa il futuro e le tendenze del gardening, una Broadway del vivaismo, e aiuta i ragazzi a diventare "dei grandi". Quello che vedi qui, domani sarà in tutta Europa, in tutto il mondo.

Un grande classico del giardino inglese, i sweet peas, i piselli odorosi. A fiori enormi, dei colori più superbi.

Clematidi utilizzate tra le monete d'oro, in un allestimento ispirato a un antico galeone.
Tra i luoghi imperdibili, un padiglione, come si diceva, dedicato alle collezioni botaniche, tra cui spiccavano quelle di Streptocarpus, piselli odorosi, hoste, piante carnivore, tradescanzie, begonie, clematidi, geranium; un padiglione dedicato alle rose, in cui ovviamente Beals e David Austin la facevano da padroni; un padiglione per le composizioni floreali, e uno per i prodotti e i libri della RHS. 

Il Floral Marquée, per la vendita delle piante insolite; davanti, la grande torta floreale che celebra il venticiquesimo compleanno di Hamton Court Flower Show.

Peccato per il catalogo, in vendita agli ingressi al temerario prezzo di 4 sterline (e da me agli ingressi non acquistato per personale protesta); peccato per il caldo africano che in quei giorni ha colpito anche l'umida e fresca Gran Bretagna, e che ha lasciato a boccheggiare disperati inglesi e non sotto gli alberi e nei padiglioni del cibo. Ho visto poveri cani rifiutarsi di lasciare i dipressi dei grandi ventilatori che facevano girare l'aria negli stand più bollenti, e visitatori liberarsi delle scarpe per immergere i piedi nel canale che attraversa i giardini di Hampton Court, nella speranza di darsi un po' di refrigerio. Solo il celebre contegno inglese ha evitato scene ben più raccapriccianti...


Ho molto apprezzato il rapporto dei visitatori inglesi con questa manifestazione: un'educata partecipazione che ha permesso l'accamparsi nelle zone d'ombra di piacevoli tavolate tra amici, come si fosse trattato della propria festa personale, ma senza sfociare nella "caciara". La manifestazione prevede infatti degli appositi spazi da pic-nic, che a sera vengono lasciati puliti così come sono stati trovati la mattina.
Difficile scegliere, tra le varietà proposte a Hampton Court, due sole piante-cammeo che rappresentino la manifestazione. Opto per due curiosità:

Lagurus ovatus 'Bunny's Tails': tenera poacea dalle setose e ovali infiorescenze, necessita di innaffiature non eccessive e terreno sciolto, soleggiato. Per amanti delle erbacee e dei giardini multisensoriali, nonchè mediterranei.








Streptocarpus 'Celebration': tra i tantissimi proposti, eccone uno dai fiori rosa screziati di bianco. Della stessa famiglia delle violette africane, lo streptocarpus richiede ombra brillante e innaffiature costanti ma senza ristagni d'acqua, pena marciume delle radici. Teme il gelo e l'eccesso di calore. Adatto alla coltivazione in casa.
Lo propongono a Hampton Court le Dibley's Nurseries.
E infine un'idea per riciclare le vecchie posate:


Serve un po' di manualità da fabbro, ma se avete il talento e un vecchio servizio da tavola di cui non sapete come disfarvi, arricciando i rostri e avvitando i manici su se stessi, praticando un forellino in cui infilare uno spago, potete trasformare i vari pezzi in metalliche e sonore decorazioni da appendere in giardino o all'ingresso di casa.