martedì 29 marzo 2016

Appuntamenti primaverili: VerdeMura a Lucca

Dal 1° al 3 aprile 2016, ritorna VerdeMura presso le storiche mura di Lucca. Un anticipo della nota manifestazione Murabilia, quest'anno in programma dal 2 al 4 settembre. 

"VerdeMura si prepara alla sua nona edizione, questa volta appena dopo una Pasqua che cade precoce. Attenderà il giorno del pesce d’aprile per aprire i battenti, e non sarà uno scherzo, ma una conferma di qualità. L’organizzazione ha lavorato per garantire tutto ciò che ha sin qui dato lustro alla manifestazione: stile fresco e informale, con tanti input giardinieristici, una ricca scelta di espositori (oltre 150), un pizzico di divulgazione botanica e culturale e qualche evento capace di segnare la primavera dei giardinieri amatoriali".


"In quanto ai temi botanici, l’attenzione di collezionisti e amatori quest’anno va agli agrumi e alle Hepatica, oltre che alle camelie.

Se agrumi e camelie appartengono alla storia vivaistica e all’arte dei giardini toscani e della Lucchesia, non così le epatiche, piccoli fiori primaverili di cui la specie Hepatica nobilis frequenta il sottobosco italiano, come gli ambienti di tutta Europa (ma non le nostre isole maggiori, né il Portogallo e il Regno Unito). L’epatica è adorata da inglesi e giapponesi, che ne fanno oggetto di culto in mille ibridi e varietà. Una mostra allestita a VerdeMura a fini divulgativi racconterà le meraviglie di questa pianta, sia in termini di valorizzazione della flora spontanea italiana, sia di collezionismo botanico in giardino".
 
 
Domenica 3 aprile alle ore 12 è in programma la presentazione del libro Conoscere e coltivare le Hepatica, scritto dall’inglese Michael Dale Myers, agronomo e giardiniere appassionato che detiene la collezione nazionale UK del genere Hepatica, a cui ha dedicato persino la propria tesi di laurea. L’edizione italiana del libro – in versione cartacea e elettronica - inaugura la nuova collana di Maria Pacini Fazzi Editore I segreti di Flora, nata dalla collaborazione di VerdeMura e Murabilia con questo editore lucchese.

VerdeMura – 1, 2 e 3 aprile 2016
Murabilia – Mura in fiore 2016 – 2. 3 e 4 settembre 2016
Segreteria c/o Opera delle Mura
Castello Porta San Donato Nuova – 55100 Lucca
Tel. 366 1210955 (dal lunedì al venerdì ore 9.30-12.30)
Tel. 0583 583086 - Fax 0583 56738
http://www.verdemura.it/
murabilia@murabilia.com
Facebook: Murabilia Lucca – Twitter: @Murabilia
 
Info manifestazione
Orari: venerdì 1 aprile (ore 12-19); sabato 2 aprile (ore 9.30-19); domenica 3 aprile 2013 (ore 9.30-19)

sabato 21 novembre 2015

Blossom zine, the Winter issue's online!

Organizzatevi per un fine settimana di relax: preparate una tazza del vostro tè preferito, una copertina calduccia e sfogliate il nuovo numero online di Blossom zine. Sarà una piacevole compagnia con tutti i suoi bellissimi articoli (c'è anche un mio piccolo intervento sugli agrumi, un'intervista a un "citrologo" d'eccezione).


Cliccate qui per raggiungere il sito di Blossom zine e visionare la rivista.
Buona lettura!

domenica 1 novembre 2015

Giardinity: buona la prima!

Ormai in chiusura della stagione degli eventi autunnali dedicati al giardinaggio, il 24 e 25 ottobre ha avuto luogo Giardinity a Vescovana (PD), presso villa Pisani Bolognesi Scalabrin. Una mostra mercato organizzata da Carlo Contesso, progettista e nota firma della rivista Gardenia. Ho colto il suo invito e il sabato di apertura mi sono concessa una visita. L'occasione ha sollevato la mia curiosità soprattutto per la sua ambientazione veneta: le vicissitudini che quest'anno hanno portato Costozza in fiore a dividersi in due manifestazioni differenti e ridotte, hanno visto il panorama giardiniero del Triveneto impoverirsi di un evento importante che solo le iniziative private di alcuni vivai di qualità (i "porte aperte" con personaggi di spicco di Priola, la Campanella, Billo ecc.) cercano un po' di ravvivare, senza biglietti di ingresso per i clienti e con la collaborazione di altri vivaisti amici.


Giardinity ha presentato un pugno di vivaisti di altissima qualità, italiani e stranieri (tra i più notevoli, special guest credo inusitato finora in Italia, il polacco Piotr Kleszczynski coi suoi streptocarpus, da annoverare tra i due più importanti coltivatori di Streptocarpus europei), vivaisti che, a detta dello stesso Contesso, erano molto soddisfatti dell'attenta selezione che li ha distinti da quelli meno "impegnati", puramente commerciali. Quasi tutti li avevamo già trovati però a Orticolario e Murabilia (ma in poche occasioni nel Veneto, però). Alloggiati nel giardino della villa e sotto la sua bellissima barchessa, un po' tutti i venditori erano in programma per dare una dimostrazione di come si coltivano le loro specialità e concedere risposte dirette al pubblico presente.
Al piano superiore della villa, nelle antiche stanze dalle splendide pareti affrescate, erano disposti gli stand di altri settori merceologici (decorazioni per la casa, saponette, abiti vintage ecc.).
La domenica si sono tenuti gli incontri con Simonetta Chiarugi e Camilla Zanarotti, che hanno intrattenuto i visitatori con la presentazione dei loro libri.

Piotr Kleszczynski spiega come coltivare gli Streptocarpus. In polacco, ma Contesso si è procurato una traduttrice.

Il programma della manifestazione prevedeva visite guidate al giardino della villa (ancora curato e ben delineato). Diverse iniziative sono state pensate per i bambini (esempi pratici di intreccio di vimini e giochi). Presenti anche una mostra di galline, quella per i 50 anni della Società Italiana della Camelia e una esposizione fotografica di Duccio Nacci. Non ci si poteva annoiare, insomma.
Una bambina osserva affascinata un coniglietto in gabbia, mentre gli adulti chiacchierano di altro.

Interessante la statuaria che caratterizza il giardino della villa

Bossi scolpiti geometricamente, nella luce della sera.

Un cesto di peperoncini. Grande fortuna ha riscosso lo stand dedicato ai peperoncini, andati quasi completamente a ruba nella sola giornata di sabato.

L'afflusso di avventori è stato soddisfacente: un po' timido sabato mattina, è andato via via aumentando nel pomeriggio per poi esplodere nella domenica inoltrata.
Solo due i veri crucci dell'evento, di cui l'organizzazione ha già avvisato che si farà carico i prossimi anni, per risolverli: una certa difficoltà nel raggiungere il luogo per chi viene da lontano (si era in piena campagna padovana, lontani da centri abitati consistenti) e una zona parcheggio non amplissima.
Un affresco floreale all'interno della villa

Speriamo di veder crescere, in futuro, questa ricorrenza, perchè si consolidi, e soprattutto mi auguro che non si limiti a diventare solo una mostra mercato più o meno affollata di acquirenti e di stand, ma che si imponga come un polo di diffusione della cultura del giardinaggio da irradiare nelle province venete, laddove, finora, hanno prevalso quasi solo piccole kermesse, in genere di iniziativa comunale. Non tutte disprezzabili, vedi per esempio l'ottima Este in fiore, ma a volte un po' ancorate alla ristretta realtà locale.

A quale pianta andrà questa volta il cammeo? Be', agli streptocarpus polacchi!
Ecco a voi 'Wow II', bellissimo Streptocarpus bicolore, dalle morbide corolle arruffate che fanno davvero esclamare "uau" quando le si vede.
Gli streptocarpus sono originari dell'Africa tropicale, e richiedono grosso modo le cure che si prestano alle violette africane. Temperature dai 15° in su, luce brillante ma non diretta (dietro una tenda, o da una finestra affacciata a est), terriccio leggermente acido ma ben aerato. Temono i ristagni idrici.
E poi, sempre di streptocarpus parlando, 'Dagmaz', altra creazione del vivaio di Piotr Kleszczynski. Nei toni dell'azzurro appena venato di viola, è un'esplosione di corolle cerulee di grande effetto.














Mai più senza! Il tappeto da giardino commercializzato da Idea Casa In. Meraviglioso, calpestabile, per stupire gli amici quando si organizza una festa. Sempre che non abbiate gatti dalle unghie assetate di dispetto...

sabato 24 ottobre 2015

Il giardino del giardiniere (ma non quello di Russel Page)

E' così fresco di pubblicazione questo libro che, quando lunedì sono arrivata alla cassa della Feltrinelli della mia città, il commesso lo ha guardato stupito chiedendosi quando fosse capitato in vetrina. Non lo aveva ancora notato. Si tratta di Il giardino del giardiniere, di Madison Cox, edito da Phaidon, 2015, da qualche giorno finito nelle mie "grinfie". Un tomo colossale, nato dalle fatiche di un numeroso team di esperti, e pure costoso, 470 pagine per euro 49.90: un prezzo elevato, giustificato però dal profondo lavoro di ricerca che caratterizza l'opera e dall'impaginazione curata.

Il giardino del giardiniere dalla copertina posteriore aggiuntiva promette "una straordinaria panoramica sulle creazioni dell'arte del giardinaggio in ogni continente": i duecentocinquanta progetti qui selezionati, alcuni appartenenti a epoche storiche passate, "illustrano tutti i più importanti stili e tipologie degli spazi verdi, dai fasti di Versailles alla varietà dei New York Botanical Gardens, fino alle piccol oasi di tranquillità di Marrakesh e Città del Messico". I nomi dei paesaggisti coinvolti sono altisonanti: Patrick Blanc, Capability Brown, Gertrude Jekyll, Pirro Ligorio, Christopher Lloyd, Piet Oudolf, Beth Chatto e Dan Pearson sono solo alcuni dei più conosciuti.
Il proposito del libro mi ha incuriosita e anche un po' interdetta, essendo io memore del capitolo conclusivo di L'educazione di un giardiniere di Russel Page (1906-1985), che molto mi aveva affascinata quando lo lessi e che comincia così: "Questo libro avrebbe potuto in teoria intitolarsi I giardini degli altri, posto che il titolo non fosse già stato impiegato in precedenza. Io in effetti non posseggo nessun giardino e tutto ciò che ho imparato l'ho appreso lavorando nella proprietà degli altri. Ciò non toglie che mi conceda dei sogni a occhi aperti e mi piacerebbe che un giorno venissero realizzati". Ne segue la descrizione del giardino ideale di Page, un giardino che fa sognare anche chi sta leggendo, e che "dovrebbe essere piccolo e semplice, da richiedere il lavoro di non più d'un uomo, forse il mio [...]. Prima di tutto è bene dire che intendo costruire il mio giardino in Inghilterra [...]. Preferirei incominciare a partire da un vecchio giardino, non importa se in cattive condizioni o negletto [...]. Userò il mio giardino come una scatola di colori, una tavolozza e una tela, sperimenterò le combinazioni più varie di piante per i colori dei fiori, la tessitura del fogliame e il loro portamento". La descrizione di questo luogo immaginario continua ricca e articolata, perchè sarebbe un posto dedicato alla bellezza ma soprattutto un laboratorio per chi ha fatto del progettista del verde la propria professione.
Per fare un accenno all'Italia, tutto sommato mi pare di ricordare che nemmeno Ippolito Pizzetti (1926-2007) avesse un suo vero e proprio giardino, e si divertiva a descrivere come un appassionato di piante si dilettasse adattando il suo stesso appartamento (soprattutto il bagno) a una specie di serra domestica, pur di non rinunciare alla coltivazione delle sue varietà preferite.


Sfogliando Il giardino del giardiniere, ho notato che la promessa del titolo è in parte disattesa: non ci sono solo giardini "personali" (storicamente come potrebbe essere così per i giardini secenteschi di un nobile francese, che lasciava, a parte qualche propria indicazione di massima e placet finale, tutto alle facoltà del suo progettista di corte?), ma anche giardini significativi. Un libro che è un viaggio, e che una pagina dopo l'altra ci porta nei più bei luoghi dei sette continenti: Garangula in Australia, le scacchiere di Tofukuji a Tokyo,  la grandeur di Drummond Castle Gardens in Regno Unito, l'arboreto informale di Arboretum Kalmthout ad Anversa... I paesaggi classici e familiari dei giardini rinascimentali o dell'epoca del Re Sole si affiancano alle creazioni dei progettisti più recenti, più innovativi, a volte quasi trasgressivi. Nelle pagine conclusive, il libro riporta l'elenco delle mostre di giardinaggio notevoli -perchè ormai la cultura del giardinaggio di rilievo passa e si diffonde soprattutto da lì.
Bello osservare quali sono i fortunati giardini italiani che qui compaiono. Cosa piace, cosa ritengono iconico all'estero dell'Italia giardiniera? Eccoli tutti: l'Isola Bella sul lago Maggiore, La Mortola, il Giardino Giusti a Verona, Villa Gamberaia, Villa Il Roseto, Villa Medici, Bomarzo, Castello Ruspoli, Villa d'Este, il Giardino di Ninfa, Villa Lante, La Mortella. Esaminando questo elenco, sono spesso giardini ad opera di inglesi, il chè mi pare molto significativo dello sguardo estero sui nostri gioielli di casa. Io avrei aggiunto almeno una villa veneta (i Giardini Giusti sono un caso un po' a sè, ci insegnerebbe Camilla Zanarotti). Per il resto, approvo pienamente le scelte italiane di Cox e del suo team.
Un'altra promessa, in questo volume, mi pare in qualche senso tradita: la copertina garantisce "un libro per tutti gli amanti dell'architettura del paesaggio, dai giardinieri dilettanti ai professionisti del settore", suggerimenti quindi per giardinieri di ogni livello. Sono un po' perplessa: fa sempre "bene", è sempre istruttivo leggere di giardini, ma un principiante che vede uno scorcio di una bordura di Piet Oudolf e pensa: "be' che ci vuole, provo anch'io", potrebbe essere tratto in inganno  e rimanere gravemente deluso dai propri risultati. L'apparente semplicità di certe idee o risultati di immagine maschera un uso sapientissimo e una conoscenza delle piante che richiede anni di esercizio e di studio. Le nozioni di botanica si affiancano alle complesse regole della progettazione su terra.
Bisognerebbe per questo scoraggiare dall'acquisto un principiante? Direi di no, se utilizza il libro come uno spunto per effettuare dei viaggi e visitare e chiedere consiglio, perchè è dai grandi maestri che si impara non solo a far giardino, ma a fare i più bei giardini. Il lettore perfetto potrebbe essere, a mio dire, un giardiniere non esperto ma che da qualche anno sperimenta le piante più varie e si è già fatto una piccola cultura in materia di progettazione.
Giungiamo a conclusione. In Il giardino del giardiniere, sì, ci sono anche i giardini sorti dall'opera di Russel Page, quelli che lui definirebbe ironicamente "degli altri": Blair Garden in Nuova Zelanda (la proprietaria seguì i consigli di Page per mantenere "l'emozione di una veduta lontana"), La Mortella (eccoci in Italia), Bass Garden in Texas, e i Donald M. Kendall Sculpture Gardens nella sede centrale della PepsiCo, a New York. Ma di fronte a tutta questa magnificenza, a questi parchi elaborati e straordinari, proprio Page ci insegna che anche un giardino "sognato" ha valore, merita una visita, anche se immaginaria; per cui terminiamo questo post con le sue parole che più mi hanno colpita:
talvolta l'idea di un giardino mio mi sembra un miraggio che si allontana; ma qualora questa visione intermittente divenisse realtà e davvero un giorno possedessi un giardino, in qualsiasi luogo fosse situato, qualsiasi fossero la sua forma e le sue dimensioni, rappresenterebbe per me una grande soddisfazione, perchè, come tutti i giardini, sarebbe un mondo in sè compiuto di cui anch'io potrei godere le bellezze.

P.S.: mia unica lamentela: con tutto quel che è costato, a Il giardino del giardiniere una sovracoperta potevano mettercela!

domenica 4 ottobre 2015

Orticolario: idee e sensazioni per giardinieri evoluti

Sta ormai volgendo al termine la settima edizione di "Orticolario. Per un giardinaggio evoluto" (2-3-4 ottbre 2015, presso villa Erba, sul lago di Como).

L'accesso a villa Erba

La manifestazione gode di una location invidiabile, costituita dal parco di una spendida villa d'epoca e relativo centro espositivo, al cui interno sono disposti gli stand di oggettistica, della stampa, i locali ristorativi e altri servizi. Un'utile protezione in caso di pioggia, e che purtroppo in questa veste è stata sfruttata dai visitatori, visto che il maltempo, quest'anno, ha un po' bersagliato l'evento. Senza intaccare il suo fascino, però.

Moritz Mantero (al centro)presenta Orticolario col suo staff.

"Patron" (per mutuare un termine della F1) di Orticolario è l'imprenditore Moritz Mantero, che, grazie a una segreteria organizzativa e a un comitato scientifico di tutto rispetto, ogni anno riesce a radunare una schiera di vivaisti di qualità e di esperti del giardinaggio per una di quelle che ormai, in brevissimo tempo, è diventata tra le massime manifestazioni del gardening italiano, accanto a Masino, Orticola, Murabilia e pochissime altre.

Lo stand del vivaio Ratto

Sotto un albero secolare, lo stand di Anna Flower.

Difficile riassumere la varietà di offerte presentate da Orticolario ai suoi visitatori: si va dagli stand dedicati a piante e utensili da giardino, prevalentemente dislocati nel parco, ai padiglioni di arredi da esterno, ai giardini allestiti alle tavole rotonde con personaggi di spicco della cultura del verde. Un filo rosso lega insieme tutto questo, un tema conduttore che ogni anno varia: per il 2015 ha trionfato il senso del tatto, assieme al fiore dell'ortensia, di cui sono state create numerose installazioni e su cui sono stati incentrati incontri e stand.


"Concluso con tatto", il giardino-installazione dei Giardini Benatti e dei F.lli Bonoldi, vincitore tra quelli in concorso.

Un particolare, con ortensia, del giardino Concluso con tatto.

Curioso il battage pubblicitario che ha annunciato la nuova edizione dell'evento, ideato dal team creativo in cui figura il nome illustre del fotografo Dario Fusaro. Le immagini delle locandine sono piene di humor e di bellezza, ironia e natura, e la dicono lunga sulle intenzioni della mostra di non limitarsi a diventare un mercato, seppure di alta qualità, di piante, ma di varcare i confini del giardinaggio tradizionale verso nuove ispirazioni e nuove funzioni del giardino. E "Oltre i confini" è proprio il titolo della realizzazione di sei giardini sparsi tra Como e Cernobbio, in cui alcuni paesaggisti hanno suggerito nuove prospettive di progettazione degli spazi verdi.

Una delle foto pubblicitarie firmate Dario Fusaro.

L'ironia non è mancata neanche tra gli stand del parco, mettendo in risalto l'intelligenza di chi si è impegnato a rendere concreta questa manifestazione, con attenzione per il dettaglio, cura della qualità, ma senza mai prendersi troppo sul serio. Come a dire: lo spazio per il divertimento non deve mai mancare!

Res naturae, in collaborazione con le ceramiche di Vasco Venturi, da un'idea di Elisabetta Pozzetti, ha dedicato uno stand ai vasi da rabarbaro con illustrazione del loro uso.


Le dalie della Floricoltura Fenix.

Ma passiamo alle nostre rubriche preferite, chè di spunti in merito Orticolario ce ne ha forniti diversi!

Piante-cammeo insolite e per cultori botanici presso i vivai Torre Natale, che propongono una stranissima Dorstenia cfr. contrajerva, dalla Costa Rica, dall'infiorescenza che pare una manina nera. Praticamente in via di estinzione, in quanto ormai rara in natura. 
E la pianta dai cui frutti si estrae il celebre olio di argan, l'Argania spinosa, il cui aspetto non è propriamente decorativo, e incute una certa... reverenza, a causa delle numerosissime spine che si celano sotto le foglie strette.













Mai più senza!





La ditta Terrarium Art di Milano propone dei paesaggi in miniatura in piacevoli vasi di vetro. Muschi e muschietti creano piccoli scenari che fanno da sfondo a momenti di vita quotidiana, come una richiesta di matrimonio, l'addestramento di un gatto, un autobus che si ferma sul ciglio della strada. Fantasiosi.