domenica 26 luglio 2015

Nel circuito dei giardini della RHS: Hyde Hall

Ci spostiamo di qualche kilometro dai Beth Chatto Gardens, che abbiamo visto nel precedente post, per arrivare al giardino di Hyde Hall, a Chelmsford, nell'Essex. Concludiamo con questo post una piccola trilogia che ci ha portato a passeggio per l'Inghilterra e i suoi giardini, in occasione dell'Hampton Court Flower Show 2015 che si è svolto i primi giorni di luglio.


Bordure romantiche di Salvia nemorosa 'Caradonna' ed elementi topiari. Irrinunciabili le panchine di legno, che spesso presenziano nei giardini inglesi.

L'RHS Garden Hyde Hall è uno dei quattro giardini appartenenti allla Royal Horticoltural Society (RHS), assieme a Harlow Carr (nel North Yorkshire), Rosemoor Garden (a Devon) e Wisley (nel Surrey). La RHS, da anni, per valorizzare e far conoscere al mondo il giardinaggio inglese, ha creato un circuito che raccoglie, oltre ai quattro di sua proprietà, i parchi e giardini più belli dell'Inghilterra, selezionati secondo criteri come l'aspetto del paesaggio formale e la bellezza delle bordure o delle zone boschive, e giudicati in grado di formire stimoli, spunti, ispirazione a chi li frequenti. Attualmente, all'iniziativa RHS aderiscono 150 giardini indipendenti, cioè di proprietà privata, e 19 giardini d'oltremare, distribuiti tra Belgio, Francia, America, e anche Italia (che partecipa con l'Isola Bella e l'Isola Madre).


Veniamo alla storia di Hyde Hall. Nel 1955, i coniugi Robinson arrivarono in questo luogo che all'epoca altro non era che una collinetta tormentata dai venti e su cui svettavano solo sei alberi. Le disgrazie non finivano lì: il terreno era ghiaioso e freddo, e sulle pendenze della collina si trasformava in argilla appiccicosa a pH quasi neutro. Quanto di peggio un giardiniere potesse chiedere.
I signori Robinson non si fanno impressionare: col coraggio dell'inesperienza, e con molta buona volontà, decidono di trasformare il luogo nel loro giardino, sfidando il destino di Hyde Hall che per secoli era stato una fattoria circondata da un'area dedicata a discarica, a causa della scarsa qualità del terreno. E' soprattutto la signora Robinson a decidere di opporsi a un passato così ingrato, tanto da creare da subito bordure di piante erbacee tutto intorno alla casa e aumentando di dieci volte il numero di alberi della sua nuova proprietà, al fine di renderla esteticamente più piacevole.


Lunaria annua 'Pennies in Bronze'

La casa presente a Hyde Hall, tutt'oggi attentamente conservata e fulcro della proprietà, è una tipica fattoria in stile dell'Essex, databile intorno al diciottesimo secolo. Il terreno intorno fu ripulito con lunghi lavori di recupero e le zone argillose furono rese fertili con l'apporto di letame e terriccio di compostiera. A poco a poco prese forma quello che attualmente Hyde Hall rappresenta, un giardino diviso in tanti settori diversi in continua evoluzione, progettati per coltivare le piante più disparate, provenienti da climi differenti. Il terreno variabile e composito della collina si è dimostrato nel tempo non un ostacolo, ma una grande opportunità di sperimentazione che fa di Hyde Hall un "dynamic garden".

Nei pressi del laghetto, una speciale famigliuola sorprende i turisti camminando speditamente verso l'ombra.



Passeggiando, il visitatore viene sbalzato passo dopo passo tra la vegetazione dei climi più vari: si va dal giardino in stile romantico al laghetto al roseto moderno e a quello di rose inglesi; dalla lussureggiante natura di gunnere gettate sui canaletti e la frescura delle felci nel sottobosco alle arsure del giardino secco, orgoglio di Hyde Hall e oltre il quale si apre la magnifica estensione della campagna inglese.

Uno scorcio del giardino secco.

Concludono la visita di questo giardino un delizioso shop di accessori per giardinieri e prodotti tipici, una sala da tè e un piccolo vivaio (le "nurseries", come da tradizione inglese). Alle casse, troverete collaboratori entusiasti del proprio impiego, con cui sarà facile (code permettendo) scambiare due parole sulla vostra visita e sulle vostre impressioni.
Segnalo che tra il 30 luglio e il 2 agosto 2015 è previsto presso i giardini di Hyde Hall un Flower Show.


Il paesaggio oltre il giardino secco.

sabato 18 luglio 2015

Da parcheggio a giardino: la lezione di Beth Chatto

Nel 1960, una giardiniera, tale Beth Chatto, data di nascita 26 giugno 1923, dopo anni di studio sulle piante nei loro ambienti naturali decide di coltivare un'area grande tre ettari di proprietà della sua famiglia. Si tratta di un terreno fino allora considerato arido, inadatto a piantumare romantiche bordure di strabordanti delphinium e lupini come da tradizione inglese, e quindi lasciato in stato di semiabbandono. La zona in cui si trova, a 7 km da Colchester, sud-est di Londra, ha un clima poco piovoso. La signora Chatto si mette all'opera, per dimostrare a se stessa e a tutti che anche in condizioni avverse si può sviluppare un egregio pezzetto di verde: saranno gli inizi di un giardino che diventerà, per gli appassionati, una sorta di leggenda.




Il mantra della signora Chatto, sulla scorta delle ricerche ecologiste condotte dal marito Andrew Chatto e da lei attentamente assimilate, ispirata dagli ultimi lavori giardinicoli di Sir Cedric Morris, pittore inglese appassionato di botanica, è: coltivare in condizioni di aridità piante che resistono alla scarsità d'acqua, oppure coltivare in zone d'ombra piante che non chiedono posizioni soleggiate. Sembra una banalità, ma la conquista è abbattere i pregiudizi che vogliono che i giardini debbano nascere in qualsiasi circostanza a costo di pesanti interventi umani in fatto di irrigazione o di qualità della terra. Per la Chatto, non si deve adattare un terreno al giardino, ma il giardino alle risorse che quel terreno gli dà. Si tratta di un'anticipazione delle svolte ecosostenibili che di lì a qualche decennio detteranno i nuovi indirizzi del giardinaggio mondiale.





I Beth Chatto Gardens, dicevamo, si estendo su tre ettari e si dividono in più sezioni: il Gravel Garden (il giardino ghiaioso), il Water Garden (il giardino acquatico), il Reservoir Garden (il giardino-serbatoio, vicino a una fattoria), il bosco-giardino, lo Scree Garden (il giardino del ghiaione, annesso all'abitazione della proprietaria). Come i loro nomi suggeriscono, ogni settore ha una specificità diversa a seconda della sua dislocazione (ad es. nel sottobosco) o per la presenza di un particolare ambiente (il laghetto, o, nel caso del Reservoir Garden, il riporto di uno strato di terreno sopra alla ghiaia perchè funga da riserva idrica - un serbatoio).

La vegetazione intorno al laghetto.

Alcune aiuole nel Reservoir Garden.

Immancabili geranium risaltano sul verde acido dell'Alchemilla mollis.

La parte forse più curiosa, e di più recente creazione, è il giardino ghiaioso, nato nei primi anni Novanta dalla trasformazione del vecchio parcheggio in un giardino di ispirazione mediterranea. Inizialmente, un semplice esperimento dei coniugi Chatto: lo spazio è lasciato solo a piante resistenti alla scarsità d'acqua e coltivate senza ricorrere ad alcun impianto di irrigazione. Il terreno, un misto inospitale di sabbia e ghiaia, è stato nel tempo arricchito di humus ricavato dalle compostiere dei giardini. A vederlo adesso, questo ex parcheggio, con i suoi papaveri, le nigelle, le hebe, le rose e i ciuffi di salvia ornamentale, sembra impossibile che vent'anni fa fosse solo uno spiazzo sterrato per farci stare le auto. 
Il segreto per rendere bello un giardino mediterraneo, caratterizzato da annuali ed erbacee di per sè non dotate di un aspetto florido e generoso? Coltivare le piante in gruppi, insegna Beth Chatto nei suoi manuali, perchè formino cespugli folti e quindi maggiormente espressivi.

Un giardiniere al lavoro nel Gravel Garden, l'ex parcheggio.


L'angolo delle piante grasse, tutte coltivate in vaso. Dietro sono appesi ad asciugare i grembiuli verdi dei giardinieri che aiutano la signora Chatto.

Da parte dei giardinieri dei paesi mediterranei non sono mancate le critiche verso gli studi di Beth Chatto sul Gravel Garden. La signora ha pubblicato un libro a riguardo nel 1978, intitolato appunto The dry garden, applauditissimo in patria, ma pietra dello scandalo che ha sollevato contestazioni all'estero: come si può parlare di giardino siccitoso nell'umida Gran Bretagna? di certo, per quanto lì un terreno possa essere esposto al sole e collocato in un clima mite, non subirà mai le angherie della siccità e della calura di un giardino siciliano o nordafricano...
La lezione di Beth Chatto non è stata inficiata da questi dubbi, e nel tempo ha sopportato le critiche e resistito facendo proseliti: la questione infatti per la giardiniera inglese non è mai stata il coltivare di per sè piante universalmente da terreno arido o piante universalmente da ombra, quanto dimostrare che un moderato intervento umano può aiutare un ambiente a dare il meglio di sè se se ne rispettano le peculiarità intrinseche
Beth Chatto è una maestra botanica incontestabile per il suo studio sull'uso di piante inusuali e l'accostamento originale tra di esse, nonchè per la lunga e accurata sperimentazione di convivenze tra piante, e matrimoni di fiori e foglie di colori molto diversi. Le sue bordure sono il trait d'union tra la tradizione romatica alla Gertrude Jekyll e le conquiste più spinte del giardinaggio contemporaneo.


Completa la visita turistica ai giardini l'accesso alle nurseries (il vivaio), e alla sala da tè con annesso piccolo bar, ricco di tante golosità della pasticceria inglese, tra scones, victoria sponge cakes e shortbreads.
E visto che la Chatto ci consente di fare shopping tra le sue piante preferite, ve ne presento un paio di quelle fornite dalle sue nurseries, ovviamente in versione "cammeo":
Papaver dubium lecoqii 'Albiflorum': piccola annuale (max 45 cm di altezza) dai fiori rosa, come suggerisce il suo nome botanico non si sa da dove arrivi e quali siano le sue origini, ma è ormai una presenza costante dei giardini Chatto tanto da essere soprannominata "il papaverino di Beth Chatto".
Non servono nobili alberi genealogici o il pedigree per farsi voler bene dai grandi giardinieri.







Scabiosa caucasica 'Stafa': splendide corolle di un azzurro intenso, è una perenne che cresce fino a 80 cm di altezza. Per giardini mediterranei che voglio fare i vezzosi e colorarsi di cielo.

domenica 12 luglio 2015

Fiori e talenti a Hampton Court Palace Flower Show

Hampton Court Palace Flower Show 2015: io c'ero!


La manifestazione inglese, quest'anno alla 25° edizione, ha avuto luogo nella consueta cornice dei giardini dello storico palazzo di Hampton Court, nei giorni dal 1° al 5 luglio. Una delle giornate è stata dedicata esclusivamente ai membri della RHS (Royal Horticoltural Society), cui l'entrata era riservata. Parole d'ordine dell'evento per il 2015 sono state: Inspire, Grow, Feast (ispirati, coltiva, festeggia). Lo show infatti è stato diviso grosso modo in tre sezioni: la prima, dedicata ai giardini realizzati dai vivaisti partecipanti, grazie ai quali i visitatori potevano imparare e scoprire nuovi modi di associare le piante tra loro e prendere esempio dai progetti per creare aiuole nei propri giardini di casa; la seconda, pensata per offrire al pubblico una vasta scelta di piante in vendita, presentando nuove e inusitate varietà; la terza, prevista per consentire agli avventori di ristorarsi con prodotti tipici o specialità ricercate fruendo dei numerosi stand gastronomici.

Tra le piante più amate nei giardini d'Oltremanica, gli Allium hanno spesso caratterizzato le bordure più belle di Hampton Court, soprattutto in giochi di simmetrie e bizzarri allineamenti colorati.


Accedere al Flower Show di Hampton Court è stato veramente come entrare in una grande festa: la manifestazione, che per estensione supera quella del Chelsea Flower Show e anche come prestigio ormai ne tallona la fama, era curata in ogni minimo dettaglio, e permetteva a esperti del settore e semplici amatori di godere dell'evento come fosse stato un grande luna park per giardinieri, ma allo stesso tempo consentiva di metterlo "a frutto" per ampliare le proprie conoscenze in campo culturale. Alcuni padiglioni infatti sono stati allestiti per raccogliere le collezioni delle piante più amate dagli Inglesi, e per ospitare convegni coi giardinieri più famosi, che hanno presentato i loro ultimi libri o parlato dei temi in cui sono specializzati.

Carlo d'Inghilterra è solo uno dei grandi estimatori delle Hosta in Gran Bretagna. Qui, l'esposizione di una simpatica collezione di piante di questa specie, in versione mini.

Un teatrino di mini hosta.

Ormai la tradizione vuole che i nuovi talenti della progettazione di giardini passino prima da Hampton Court; una volta fattisi notare e premiare qui, il passo verso il Chelsea Flower Show è breve, brevissimo. Se poi anche a Chelsea i riscontri sono positivi, come mi ha raccontato una giovane promessa italiana che a Hampton Court ha già ottenuto un traguardo, vuol dire che "sei arrivato". Va da sè che Hampton Court è una meta "sacra" che anticipa il futuro e le tendenze del gardening, una Broadway del vivaismo, e aiuta i ragazzi a diventare "dei grandi". Quello che vedi qui, domani sarà in tutta Europa, in tutto il mondo.

Un grande classico del giardino inglese, i sweet peas, i piselli odorosi. A fiori enormi, dei colori più superbi.

Clematidi utilizzate tra le monete d'oro, in un allestimento ispirato a un antico galeone.
Tra i luoghi imperdibili, un padiglione, come si diceva, dedicato alle collezioni botaniche, tra cui spiccavano quelle di Streptocarpus, piselli odorosi, hoste, piante carnivore, tradescanzie, begonie, clematidi, geranium; un padiglione dedicato alle rose, in cui ovviamente Beals e David Austin la facevano da padroni; un padiglione per le composizioni floreali, e uno per i prodotti e i libri della RHS. 

Il Floral Marquée, per la vendita delle piante insolite; davanti, la grande torta floreale che celebra il venticiquesimo compleanno di Hamton Court Flower Show.

Peccato per il catalogo, in vendita agli ingressi al temerario prezzo di 4 sterline (e da me agli ingressi non acquistato per personale protesta); peccato per il caldo africano che in quei giorni ha colpito anche l'umida e fresca Gran Bretagna, e che ha lasciato a boccheggiare disperati inglesi e non sotto gli alberi e nei padiglioni del cibo. Ho visto poveri cani rifiutarsi di lasciare i dipressi dei grandi ventilatori che facevano girare l'aria negli stand più bollenti, e visitatori liberarsi delle scarpe per immergere i piedi nel canale che attraversa i giardini di Hampton Court, nella speranza di darsi un po' di refrigerio. Solo il celebre contegno inglese ha evitato scene ben più raccapriccianti...


Ho molto apprezzato il rapporto dei visitatori inglesi con questa manifestazione: un'educata partecipazione che ha permesso l'accamparsi nelle zone d'ombra di piacevoli tavolate tra amici, come si fosse trattato della propria festa personale, ma senza sfociare nella "caciara". La manifestazione prevede infatti degli appositi spazi da pic-nic, che a sera vengono lasciati puliti così come sono stati trovati la mattina.
Difficile scegliere, tra le varietà proposte a Hampton Court, due sole piante-cammeo che rappresentino la manifestazione. Opto per due curiosità:

Lagurus ovatus 'Bunny's Tails': tenera poacea dalle setose e ovali infiorescenze, necessita di innaffiature non eccessive e terreno sciolto, soleggiato. Per amanti delle erbacee e dei giardini multisensoriali, nonchè mediterranei.








Streptocarpus 'Celebration': tra i tantissimi proposti, eccone uno dai fiori rosa screziati di bianco. Della stessa famiglia delle violette africane, lo streptocarpus richiede ombra brillante e innaffiature costanti ma senza ristagni d'acqua, pena marciume delle radici. Teme il gelo e l'eccesso di calore. Adatto alla coltivazione in casa.
Lo propongono a Hampton Court le Dibley's Nurseries.
E infine un'idea per riciclare le vecchie posate:


Serve un po' di manualità da fabbro, ma se avete il talento e un vecchio servizio da tavola di cui non sapete come disfarvi, arricciando i rostri e avvitando i manici su se stessi, praticando un forellino in cui infilare uno spago, potete trasformare i vari pezzi in metalliche e sonore decorazioni da appendere in giardino o all'ingresso di casa.

lunedì 8 giugno 2015

Andar per giardini lombardi coi consigli di Philippe Daverio

La scusa è Expo 2015: nel bene o nel male nei prossimi mesi attirerà numerosi turisti in quel di Milano, e giustamente in libreria si stanno moltiplicando le guide turistiche per visitare il capoluogo lombardo in tutti i suoi aspetti più originali. Milano chic, Milano Vuitton, Milano inesplorata, Milano in scatola, Milano bevuta e tracannata... Milano e Lombardia con Daverio, questa è la versione che preferisco.

"La buona strada. 127 passeggiate d'autore a Milano, in Lombardia e dintorni", per le edizioni Rizzoli, è la raccolta finale di tutti gli articoli di Philippe Daverio comparsi sul Corriere della Sera per l'omonima rubrica settimanale "La buona strada".
Una volta di più, il critico d'arte di origini francesi pone il suo sguardo su degli obiettivi vicini (in questo caso, una selezione di mete lombarde da visitare) per focalizzarli all'interno di un contesto più ampio: il cosiddetto Museo diffuso è una scusa per poter parlare delle vie centrali di Milano tra Risorgimento ed epoca napoleonica; Crespi d'Adda, ora patrimonio dell'Unesco, apre a una considerazione sulla storia dell'industria bergamasca e lombarda; il castello di Soncino rievoca gli antichi asti tra gli Sforza e la Serenissima.

Tutti i disegni del libro sono di Antonio Monteverdi.

E i giardini? Non mancano i giardini. Quelli più noti, Villa Taranto, Villa del Balbianello, l'isola del Garda, che per quanto battuti dal turismo non smetteranno mai di incantare i visitatori; quelli più piccoli o meno conosciuti, Villa Necchi Campiglio, il ciliegio del chiostro della Collegiata dei Santi Nazaro e Celso a Brescia, i paesaggi dipinti nella Cappella Suardi a Trescore Balneario a Bergamo, sono spunti di viaggio per chi ama la sensazione di essere tra i pochi ad apprezzare (i giapponesi insegnano) ciò che ai molti sfugge.


Sfogliando queste pagine, si ha quasi l'impressione di non aver mai visto -davvero, a fondo- la Lombardia, e che qualcosa ci sia sfuggito di una regione che forse non è solo l'emblema della ricchezza e dell'imprenditoria italiana. Fuori da Expo, c'è ancora qualcosa da vedere che non sia per forza da comprare.

giovedì 28 maggio 2015

20 domande per Dana Frigerio di Blossom zine!

C'è una bellissima rivista gratuita online che circola in rete da un paio di anni: si tratta di Blossom zine. La conoscete?

N9 Summer 2015 Blossom zine http://issuu.com/blossomzine/docs/n9_summer_2015_blossom_zine?e=7602517/12747495  http://blossomzine.eu/

Blossom zine si occupa di fiori, di giardini, di botanica, e non solo: moda, arte, design, viaggi, ricette, tutto ciò che è cool&natural, che ha a che fare col mondo del verde e sa di fresco, di nuovo, di inesplorato.

                                  mediterranean garden http://issuu.com/blossomzine/docs/n6_autumn_2014_blossom_zine/17?e=7602517/8959169

Blossom zine è una rivista stagionale, ed esce quattro volte all'anno. Ogni numero contiene un inserto speciale incentrato su una delle località mondiali più affascinanti del momento: Singapore, Dubai, Lago di Como... ma anche EXPO 2015.
Consultare Blossom zine è facile, il blog di Dana mette a disposizione un breve tutorial per spiegare come affrontare la lettura di una rivista digitale. Se provate anche da soli, vi accorgerete che il formato digitale è abbastanza semplice e intuitivo da usufruire... e presto vi catturerà!
La direttrice di Blossom zine (o meglio la "direttora") è Dana Frigerio, già nota a molti per i suoi progetti di garden design; è anche autrice di e-book ("Decorare casa con le piante" e "Bali: parchi, piaceri e passioni"), blogger e collaboratrice di svariati magazine. Dinamica, vivace, intraprendente, gestisce da sola e con coraggio questa nuova rivista, coadiuvata da un gruppo di selezionatissimi esperti, blogger d'eccellenza e agronomi che le forniscono articoli e referenze fotografiche da alternare alle interviste che lei stessa propone a giardinieri, artisti e fotografi.
Ho sottoposto a Dana un questionario di Proust in versione ridotta e adattata al suo ruolo di direttrice. Gustatevi le sue risposte, vi stupiranno come la sua rivista! 

1 - Qual è la tua idea di giardino perfetto?

Non esiste!

Il giardino perfetto è quel giardino che ci piace e che ci rende felici, e questo dipende principalmente da come ci sentiamo noi in quel preciso momento, tanti sono i giardini perfetti e non necessariamente devono essere belli, ricchi e fioriti.



2 - Qual è il giardiniere storico o vivente che ammiri di più?

Il Master gardener Harry Dodson... chiiii?

Forse non tutti lo conoscono, ma divenne davvero famoso in Inghilterra per la sua comparsa nella bellissima serie di documentari Tv della BBC “The Victorian Kitchen Garden” negli anni ottanta. Assolutamente da vedere, divisa per mesi e ambientata nel Wiltshire. Una meraviglia.



3 - Qual è il tuo peggiore difetto?

Sono testarda.



4 - Qual è la più grande soddisfazione che si prova nel dirigere una rivista online?

La vera soddisfazione è avere la possibilità di conoscere e contattare tantissime persone; fino ad oggi, sui nove numeri di Blossom zine, i collaboratori sono stati centotrenta, non solo italiani, sparsi in tutto il mondo, con storie diverse e bellissime da raccontare.



5 - Qual è la più grande difficoltà nel dirigere una rivista online?

I tempi ! Non sempre mi piace dover fare il “generale” e rincorrere autori ed articoli, ma le scadenze sono importantissime e qualcuno lo deve fare!



6 - In quale giardino sei stata più felice?

In effetti in tanti, per esempio sia in quelli che sanno raccontarti la storia del loro proprietario, sia in quelli che ho visto e ammirato al Chelsea Flower Show che sono temporanei ed effimeri.



7 - Se ti dovessi reincarnare, in quale pianta lo faresti?

Difficile dirlo, mi piacciono molto gli alberi da frutto, il melocotogno Cydonia oblonga, per esempio, per il portamento, per la fioritura e per i frutti di colore giallo oro intenso, asimmetrici e maliformi; ma anche l'albero dei kaki Diospyros kaki, che con i suoi frutti arancioni mi rallegra sempre in autunno.



8 - Quale pianta che possiedi per te è la più preziosa?

Una bellissima e profumatissima pianta di Edgeworthia chrysantha, è molto vecchia, penso che abbia almeno sessant'anni, le sono molto affezionata perchè mi ricorda mia nonna. Ogni anni aspetto con ansia la sua fioritura e il suo profumo inebriante e delicato, un sogno.



9 - Quali cose non ti piacciono in un giardino?

La pacciamatura nelle aiuole e nelle bordure miste fatta con la corteccia! Preferisco mille volte le erbacce infestanti alla base delle piante, che creano un tocco naturale all'insieme.



10 - Qual è il tuo motto?

“La cura per la noia è la curiosità. Non ci sono cure per la curiosità”  Dorothy Parker.
                                     http://issuu.com/blossomzine/docs/n6_autumn_2014_blossom_zine/13?e=7602517/8959169

Potrete incontrare Dana allo stand di Blossom zine alla prossima edizione di Orticolario 2015. Cliccate qui per visionare l'archivio dei numeri passati di Blossom zine che potreste esservi persi!!!

martedì 19 maggio 2015

Buon Gardening! Quando il giardinaggio è un successo editoriale.

Mettete una donna genovese che, ancora molto giovane, anni fa lascia la Milano dove lavora per la moda per seguire il marito in provincia di Savona. Mettete la riscoperta di una Liguria ricca di bellissimi giardini ma soprattutto di tradizioni agricole e culinarie affascinanti. Mettete poi la recente espansione delle piattaforme che permettono di sviluppare a chiunque un proprio blog per raccontare a tutto il mondo passioni ed esperienze personali. Vi viene in mente niente? La signora in questione è Simonetta Chiarugi, il suo blog Aboutgarden.


Negli anni, il gusto e il talento artistico di Simonetta si sono sposati felicemente all'amore per piante e fiori, fino ad attirare l'attenzione di numerose riviste, e persino di una emittente televisiva, QVC, per la quale la blogger ligure ha condotto alcune pillole dedicate al giardinaggio. Da lì, il trampolino verso l'editoria -quella importante, Mondadori Electa- è subito inforcato a piè pari, e il 17 marzo è uscito nelle librerie di tutta Italia Buon Gardening!, il volume che raccoglie le idee e le lezioni di Simonetta sul giardinaggio e il piccolo craft, per chi ha un angolo di verde e ama la natura.



Il libro sta vendendo moltissimo, e in epoca di crisi economica è un successo estremamente significativo. Simonetta è attualmente coinvolta in un tour promozionale che la sta portando in giro dalla Liguria al Piemonte al Veneto a Roma, ovunque la invitino e valga la pena di andare. Si sono già avvicendate incursioni televisive e radiofoniche, un'intervista su Iodonna e recensioni su La Repubblica. Un riscontro di cui non è facile trovare tanti precedenti simili, per quanto riguarda l'editoria giardinesca italiana.

La Chiarugi è amatissima dai suoi lettori, signore affezionate al blog si presentano agli incontri per farsi firmare le loro copie del libro, o lo regalano alle amiche. Una copia ce l'ho anch'io, e credo di poter dire con una certa sicurezza che si tratta della prima venduta in provincia di Verona...
Quando ho saputo che Simonetta sarebbe stata alla manifestazione Piazza da Schio in fiore, a Costozza di Longare, in provincia di Vicenza, mi sono precipitata per un saluto e per un autografo.


L'evento è alla sua ventesima edizione è stato allestito nella bellissima cornice del giardino all'inglese di Villa Trento Carli. Molti gli stand dedicati alle più belle rose che si possano trovare in commercio. E poi oggetti di prezioso artigianato, decori per il giardino, clematidi e piante insolite, anche un venditore di eccentriche stoffe indiane (vedere foto sopra). Tra i più interessanti, lo stand che vendeva vasi per orchidee fatti a mano, in ceramica, arricchiti da charms personalizzabili.


All'ombra di uno spettacolare filadelfo pieno di corolle bianche e di profumo, Simonetta ha raccontato della genesi del suo libro e di come vi ha raccolto i suoi consigli e disegni più belli (foto e acquarelli sono suoi). Ramo di alloro alla mano, ha mostrato come preparare uno dei progetti di cui ha scritto: la coroncina di foglie di alloro. Uno show gardening, come lo chiama lei. Sulla falsa riga degli show cooking, per capirsi.
Con una naturalezza che le viene da un carattere sincero e aperto, ha snocciolato aneddoti sul suo graduale approccio al mondo dei giardini davanti a un piccolo pubblico attento e curioso. Ha svelato il suo sogno di quest'estate (visitare alcuni dei più celebri giardini inglesi) e della sua passione per lo sciroppo di rosa, che cucina da sola dopo essersi fatta dare, tempo fa, una antica ricetta, e dopo aver rintracciato una rosa centifolia profumatissima, la 'Reine de centifeuille', di cui ha scoperto solo di recente, e rocambolescamente, il nome.
A sentirla raccontare ci si rende conto che Simonetta ha ancora moltissimo da offrire, e ci viene da chiederci cosa combinerà di spettacolare in futuro. In tanto ha raggiunto un grande merito: far appassionare una marea di lettori, partendo dalle piccole cose, al giardinaggio e ai piaceri che il coltivare un'aiuola può portare.