lunedì 8 giugno 2015

Andar per giardini lombardi coi consigli di Philippe Daverio

La scusa è Expo 2015: nel bene o nel male nei prossimi mesi attirerà numerosi turisti in quel di Milano, e giustamente in libreria si stanno moltiplicando le guide turistiche per visitare il capoluogo lombardo in tutti i suoi aspetti più originali. Milano chic, Milano Vuitton, Milano inesplorata, Milano in scatola, Milano bevuta e tracannata... Milano e Lombardia con Daverio, questa è la versione che preferisco.

"La buona strada. 127 passeggiate d'autore a Milano, in Lombardia e dintorni", per le edizioni Rizzoli, è la raccolta finale di tutti gli articoli di Philippe Daverio comparsi sul Corriere della Sera per l'omonima rubrica settimanale "La buona strada".
Una volta di più, il critico d'arte di origini francesi pone il suo sguardo su degli obiettivi vicini (in questo caso, una selezione di mete lombarde da visitare) per focalizzarli all'interno di un contesto più ampio: il cosiddetto Museo diffuso è una scusa per poter parlare delle vie centrali di Milano tra Risorgimento ed epoca napoleonica; Crespi d'Adda, ora patrimonio dell'Unesco, apre a una considerazione sulla storia dell'industria bergamasca e lombarda; il castello di Soncino rievoca gli antichi asti tra gli Sforza e la Serenissima.

Tutti i disegni del libro sono di Antonio Monteverdi.

E i giardini? Non mancano i giardini. Quelli più noti, Villa Taranto, Villa del Balbianello, l'isola del Garda, che per quanto battuti dal turismo non smetteranno mai di incantare i visitatori; quelli più piccoli o meno conosciuti, Villa Necchi Campiglio, il ciliegio del chiostro della Collegiata dei Santi Nazaro e Celso a Brescia, i paesaggi dipinti nella Cappella Suardi a Trescore Balneario a Bergamo, sono spunti di viaggio per chi ama la sensazione di essere tra i pochi ad apprezzare (i giapponesi insegnano) ciò che ai molti sfugge.


Sfogliando queste pagine, si ha quasi l'impressione di non aver mai visto -davvero, a fondo- la Lombardia, e che qualcosa ci sia sfuggito di una regione che forse non è solo l'emblema della ricchezza e dell'imprenditoria italiana. Fuori da Expo, c'è ancora qualcosa da vedere che non sia per forza da comprare.

giovedì 28 maggio 2015

20 domande per Dana Frigerio di Blossom zine!

C'è una bellissima rivista gratuita online che circola in rete da un paio di anni: si tratta di Blossom zine. La conoscete?

N9 Summer 2015 Blossom zine http://issuu.com/blossomzine/docs/n9_summer_2015_blossom_zine?e=7602517/12747495  http://blossomzine.eu/

Blossom zine si occupa di fiori, di giardini, di botanica, e non solo: moda, arte, design, viaggi, ricette, tutto ciò che è cool&natural, che ha a che fare col mondo del verde e sa di fresco, di nuovo, di inesplorato.

                                  mediterranean garden http://issuu.com/blossomzine/docs/n6_autumn_2014_blossom_zine/17?e=7602517/8959169

Blossom zine è una rivista stagionale, ed esce quattro volte all'anno. Ogni numero contiene un inserto speciale incentrato su una delle località mondiali più affascinanti del momento: Singapore, Dubai, Lago di Como... ma anche EXPO 2015.
Consultare Blossom zine è facile, il blog di Dana mette a disposizione un breve tutorial per spiegare come affrontare la lettura di una rivista digitale. Se provate anche da soli, vi accorgerete che il formato digitale è abbastanza semplice e intuitivo da usufruire... e presto vi catturerà!
La direttrice di Blossom zine (o meglio la "direttora") è Dana Frigerio, già nota a molti per i suoi progetti di garden design; è anche autrice di e-book ("Decorare casa con le piante" e "Bali: parchi, piaceri e passioni"), blogger e collaboratrice di svariati magazine. Dinamica, vivace, intraprendente, gestisce da sola e con coraggio questa nuova rivista, coadiuvata da un gruppo di selezionatissimi esperti, blogger d'eccellenza e agronomi che le forniscono articoli e referenze fotografiche da alternare alle interviste che lei stessa propone a giardinieri, artisti e fotografi.
Ho sottoposto a Dana un questionario di Proust in versione ridotta e adattata al suo ruolo di direttrice. Gustatevi le sue risposte, vi stupiranno come la sua rivista! 

1 - Qual è la tua idea di giardino perfetto?

Non esiste!

Il giardino perfetto è quel giardino che ci piace e che ci rende felici, e questo dipende principalmente da come ci sentiamo noi in quel preciso momento, tanti sono i giardini perfetti e non necessariamente devono essere belli, ricchi e fioriti.



2 - Qual è il giardiniere storico o vivente che ammiri di più?

Il Master gardener Harry Dodson... chiiii?

Forse non tutti lo conoscono, ma divenne davvero famoso in Inghilterra per la sua comparsa nella bellissima serie di documentari Tv della BBC “The Victorian Kitchen Garden” negli anni ottanta. Assolutamente da vedere, divisa per mesi e ambientata nel Wiltshire. Una meraviglia.



3 - Qual è il tuo peggiore difetto?

Sono testarda.



4 - Qual è la più grande soddisfazione che si prova nel dirigere una rivista online?

La vera soddisfazione è avere la possibilità di conoscere e contattare tantissime persone; fino ad oggi, sui nove numeri di Blossom zine, i collaboratori sono stati centotrenta, non solo italiani, sparsi in tutto il mondo, con storie diverse e bellissime da raccontare.



5 - Qual è la più grande difficoltà nel dirigere una rivista online?

I tempi ! Non sempre mi piace dover fare il “generale” e rincorrere autori ed articoli, ma le scadenze sono importantissime e qualcuno lo deve fare!



6 - In quale giardino sei stata più felice?

In effetti in tanti, per esempio sia in quelli che sanno raccontarti la storia del loro proprietario, sia in quelli che ho visto e ammirato al Chelsea Flower Show che sono temporanei ed effimeri.



7 - Se ti dovessi reincarnare, in quale pianta lo faresti?

Difficile dirlo, mi piacciono molto gli alberi da frutto, il melocotogno Cydonia oblonga, per esempio, per il portamento, per la fioritura e per i frutti di colore giallo oro intenso, asimmetrici e maliformi; ma anche l'albero dei kaki Diospyros kaki, che con i suoi frutti arancioni mi rallegra sempre in autunno.



8 - Quale pianta che possiedi per te è la più preziosa?

Una bellissima e profumatissima pianta di Edgeworthia chrysantha, è molto vecchia, penso che abbia almeno sessant'anni, le sono molto affezionata perchè mi ricorda mia nonna. Ogni anni aspetto con ansia la sua fioritura e il suo profumo inebriante e delicato, un sogno.



9 - Quali cose non ti piacciono in un giardino?

La pacciamatura nelle aiuole e nelle bordure miste fatta con la corteccia! Preferisco mille volte le erbacce infestanti alla base delle piante, che creano un tocco naturale all'insieme.



10 - Qual è il tuo motto?

“La cura per la noia è la curiosità. Non ci sono cure per la curiosità”  Dorothy Parker.
                                     http://issuu.com/blossomzine/docs/n6_autumn_2014_blossom_zine/13?e=7602517/8959169

Potrete incontrare Dana allo stand di Blossom zine alla prossima edizione di Orticolario 2015. Cliccate qui per visionare l'archivio dei numeri passati di Blossom zine che potreste esservi persi!!!

martedì 19 maggio 2015

Buon Gardening! Quando il giardinaggio è un successo editoriale.

Mettete una donna genovese che, ancora molto giovane, anni fa lascia la Milano dove lavora per la moda per seguire il marito in provincia di Savona. Mettete la riscoperta di una Liguria ricca di bellissimi giardini ma soprattutto di tradizioni agricole e culinarie affascinanti. Mettete poi la recente espansione delle piattaforme che permettono di sviluppare a chiunque un proprio blog per raccontare a tutto il mondo passioni ed esperienze personali. Vi viene in mente niente? La signora in questione è Simonetta Chiarugi, il suo blog Aboutgarden.


Negli anni, il gusto e il talento artistico di Simonetta si sono sposati felicemente all'amore per piante e fiori, fino ad attirare l'attenzione di numerose riviste, e persino di una emittente televisiva, QVC, per la quale la blogger ligure ha condotto alcune pillole dedicate al giardinaggio. Da lì, il trampolino verso l'editoria -quella importante, Mondadori Electa- è subito inforcato a piè pari, e il 17 marzo è uscito nelle librerie di tutta Italia Buon Gardening!, il volume che raccoglie le idee e le lezioni di Simonetta sul giardinaggio e il piccolo craft, per chi ha un angolo di verde e ama la natura.



Il libro sta vendendo moltissimo, e in epoca di crisi economica è un successo estremamente significativo. Simonetta è attualmente coinvolta in un tour promozionale che la sta portando in giro dalla Liguria al Piemonte al Veneto a Roma, ovunque la invitino e valga la pena di andare. Si sono già avvicendate incursioni televisive e radiofoniche, un'intervista su Iodonna e recensioni su La Repubblica. Un riscontro di cui non è facile trovare tanti precedenti simili, per quanto riguarda l'editoria giardinesca italiana.

La Chiarugi è amatissima dai suoi lettori, signore affezionate al blog si presentano agli incontri per farsi firmare le loro copie del libro, o lo regalano alle amiche. Una copia ce l'ho anch'io, e credo di poter dire con una certa sicurezza che si tratta della prima venduta in provincia di Verona...
Quando ho saputo che Simonetta sarebbe stata alla manifestazione Piazza da Schio in fiore, a Costozza di Longare, in provincia di Vicenza, mi sono precipitata per un saluto e per un autografo.


L'evento è alla sua ventesima edizione è stato allestito nella bellissima cornice del giardino all'inglese di Villa Trento Carli. Molti gli stand dedicati alle più belle rose che si possano trovare in commercio. E poi oggetti di prezioso artigianato, decori per il giardino, clematidi e piante insolite, anche un venditore di eccentriche stoffe indiane (vedere foto sopra). Tra i più interessanti, lo stand che vendeva vasi per orchidee fatti a mano, in ceramica, arricchiti da charms personalizzabili.


All'ombra di uno spettacolare filadelfo pieno di corolle bianche e di profumo, Simonetta ha raccontato della genesi del suo libro e di come vi ha raccolto i suoi consigli e disegni più belli (foto e acquarelli sono suoi). Ramo di alloro alla mano, ha mostrato come preparare uno dei progetti di cui ha scritto: la coroncina di foglie di alloro. Uno show gardening, come lo chiama lei. Sulla falsa riga degli show cooking, per capirsi.
Con una naturalezza che le viene da un carattere sincero e aperto, ha snocciolato aneddoti sul suo graduale approccio al mondo dei giardini davanti a un piccolo pubblico attento e curioso. Ha svelato il suo sogno di quest'estate (visitare alcuni dei più celebri giardini inglesi) e della sua passione per lo sciroppo di rosa, che cucina da sola dopo essersi fatta dare, tempo fa, una antica ricetta, e dopo aver rintracciato una rosa centifolia profumatissima, la 'Reine de centifeuille', di cui ha scoperto solo di recente, e rocambolescamente, il nome.
A sentirla raccontare ci si rende conto che Simonetta ha ancora moltissimo da offrire, e ci viene da chiederci cosa combinerà di spettacolare in futuro. In tanto ha raggiunto un grande merito: far appassionare una marea di lettori, partendo dalle piccole cose, al giardinaggio e ai piaceri che il coltivare un'aiuola può portare.






sabato 9 maggio 2015

Orticola in blu

Sembra che i cappelli delle signore alla tradizionale inaugurazione di Orticola, giovedì sera, fossero per la maggior parte ispirati al colore blu: venerdì mattina ne ho avvistato ancora "uno" aggirarsi tra gli stand, ed effettivamente confermava questa tendenza (un po' sul viola, ma vabbè).

Come sempre, tantissimi e di qualità gli espositori presenti, con una varietà di piante che va dalle più diffuse alle più inusuali, per ogni gusto e per ogni tasca. La manifestazione milanese, rodata da anni, ha confermato la sua attenzione per la bellezza delle ambientazioni e la ricercatezza delle proposte. C'è chi vede in questa consuetudine però anche un limite di Orticola, poco propensa a innovarsi e troppo impegnata a celebrare se stessa e le sue abitudini: la fascia di pubblico benestante non è più giovanissima, così come quella dei suoi organizzatori, ma quello che veramente è il problema primario è che Orticola sembra crogiolarsi troppo nei ricordi di un passato italiano economicamente felice che non c'è più, in un mondo che ora è molto più "grande" di trent'anni fa, e che, nel settore del vivaismo, si è aperto a scenari ben più vasti e globali.





Eppure Orticola, oltre a Masino e poche altre manifestazioni italiane ben affermate, rimane una grossa, grassa occasione per incontrare specialissimi professionisti del verde e coltissimi amanti del giardinaggio e dell'universo vegetale. Se la scelta ormai trita degli espositori può non piacere, a me personalemente poco rileva; mi lasciano più perplessa i giardini proposti a margine dell'evento, che sembrano sempre capitati tra i viali per sbaglio. Preferirei piccoli spazi con finalità semplicemente decorativa, e non illustrativa; crearli concedendo loro tutta l'originalità che si vuole, per carità, ma senza intento didascalico, perchè in questi ristrettissimi spazi svagati suona un po' fuori luogo.



Tanti vasetti sono ovviamente tornati a casa con me, e una pianta-cameo di questo post vuole confermare la "tendenza blu" di Orticola con le sue sfumature sorprendentemente azzurre.

Eriophorum viridi-carinatum
Grande ammirazione tra i più fini esperti ha generato la vista di questa piantina, una piccola erbacea proveniente dalle torbiere acide della tundra antartica. La sua caratteristica decorativa saliente sono i semi, prodotti in pennacchi piumosi per essere dispersi dal vento. Presente anche con pennacchi scuri. In vendita presso lo stand di Vispi & Co. e di Central Park di Mario Mariani.
Carex grayi
Simpatica graminacea dal fogliame sottile, verde brillante, produce curiose sfere stellate. Terreno fresco e umido in posizione mezz'ombra. Da Vispi & Co.
Corydalis 'Blue Dragon'
Dal vivaio Central Park di Mario Mariani, una piccola perenne azzurra dal fiore a sperone, parente della più nota Colombina, questa però dai fiori di un delicato colore rosa.
Alta al massimo una trentina di centimetri, ama terreni umiferi, freschi e ben drenati. Da mezz'ombra. Mariani ci fa notare che ha foglie con venature violacee: molto belle quando rispuntano, a fine inverno. La sua "cugina" Corydalis flexuosa, sempre in vendita da Mariani, è un po' più alta, colore celeste, foglie interamente verdi chiare.

mercoledì 29 aprile 2015

Ercole Moroni a I giardini del Benaco

Una passeggiata distratta, sabato scorso, tra le vie di Salò durante l'esposizione vivaistica di I giardini del Benaco. Percorso il lungolago, con mio marito inforchiamo una via interna del paese, arriviamo nella piazzetta dell'Orologio e ci imbattiamo in una specie di comizio.



Dietro a un tavolo coperto con una tovaglia bianca, un signore armeggia con fiori e contenitori, in un lungo vaso di vetro ha conficcato una eliconia rovescia e ne sta mettendo un'altra in cima, a formare un'immagine che sembra speculare. Ci fermiamo, il signore è italiano ma l'accento è un po' compromesso da una lunga dimestichezza con l'inglese. Sembra un londinese che parla benissimo la nostra lingua. Una locandina ci informa: è Ercole Moroni.
Niente poco di meno che... il celebre floral designer che ha fatto fortuna a Londra, dove vive da anni e dove ha visto il suo negozio crescere fino a raggiungere il successo in tutto il mondo. Nato nelle Marche nel 1966, mister Moroni cura le composizioni floreali della regina Elisabetta, del palazzo di Downing Street, delle edizioni degli Oscar per Vanity Fair, del Tribeca film festival, Cannes... decora matrimoni ed eventi importanti delle star americane, Gwineth Paltrow, Madonna... E, fra le mille cose, è preside di una scuola per fioristi giapponesi che conta 600 studenti.
Adesso è qui a Salò, ospite di una piccola manifestazione. Vietato perderselo!
Come il Comune di Salò sia riuscito ad "aggiudicarselo" resterà un mistero, ma lui è lì a due passi da noi, nella piazzetta del paese, senza problemi o pregiudizi, a spiegare a chi passa e gli dedica un minuto come si fa una composizione floreale. "Con semplicità e rispetto per la natura" è il suo insegnamento basilare. Niente di più facile, niente di più complicato: bisogna aver gusto, saper scegliere non solo un accostamento di fiori, ma anche il vaso adatto.
Parlando, conversando a braccio della sua attività e snocciolando consigli, con pochi gesti veloci intreccia qualche canna di bambù con del fil di ferro, dispone il trespolo che ne ottiene in un vaso di legno. "A ogni pianta il suo contenitore, mettereste un'orchidea in un vaso di terracotta?", e così dicendo Moroni afferra due rami di phalaenopsis carichi di corolle viola e li adagia sul trespolo, con naturalezza, come se pendessero da una pianta amazzonica. Aggiunge un paio di foglie di papiro: l'esotico è servito.



Una piccola folla si assembra intorno al tavolo e si accresce sempre più di curiosi, mentre Ercole mostra come fare splendide decorazioni davvero con poco: in due ampollone rotonde, aggiunge dell'acqua, qui infila rami di gloriosa, là di calle. L'effetto è quasi imbarazzante per la semplicità e il risultato spettacolare che ne ottiene.


Forse incoraggiato dal pubblico che lo segue con attenzione e si appassiona ai suoi racconti, Moroni parla dei corsi che organizza in Giappone, e osserva divertito come ha fatto ri-innamorare quella nazione dell'arte cui essa stessa ha dato i natali: l'ikebana. E allora ecco una composizione di ispirazione orientale che si richiama schematicamente ai tre elementi che caratterizzano le regole base dell'ikebana: una ciotola larga e bassa rappresenta la terra; sul suo fondo, Moroni applica una spazzolina da fiorista; dei lunghi steli di pianta erbacea, "grass", vengono disposti nella spazzolina (col loro slancio verticale rappresentano il cielo), e assieme ad essi vengono posizionati dei rami di azalea bianca appena colti all'orto botanico (un po' più corti, richiamano il terzo elemento, quello che media tra terra e cielo, la dimensione umana). Il capolavoro è subito pronto, e anche stavolta utilizzando davvero poco, qualcosa di appena raccolto e del tutto gratuito.


Ercole Moroni ci mostra ora un suo vecchio progetto a basso badget ma sempre di grande effetto: in un lungo cilindro verticale pieno di acqua, tuffa uno alla volta tre capolini di rosa rossa legati con uno spago a un sasso. Il primo va a fondo, lo stesso il secondo, ma il terzo... no! e lì sta la magia di una composizione di classe, ma che con solo tre rose incanta. Perchè il terzo capolino è rimasto a galla, anche se legato al sasso come gli altri? "Tengo corsi di floral design nelle Marche!" è la risposta divertita di Ercole a una signora curiosa che non si capàcita, come tutti, dello strano fenomeno.


Ormai il nostro ospite ha preso confidenza col suo piccolo pubblico, ride e scherza, è simpaticissimo, il suo show floreale in miniatura è l'occasione per conoscere la sua personalità frizzante e ironica, lui che "viene dal popolo" ma che ci sa fare col jet set. Alla sua esperienza americana è ispirato l'ultimo mazzo ci descrive, un mazzo da sposa, battezzato "American Beauty", e ideato per una sposa speciale, ossia una donna molto ricca e famosa (ma non ne rivela il nome). Una signora a quanto pare avvezza alle follie e a una vita "esagerata", che a un certo punto della vita decide di sposarsi con un contabile e si rivolge a Ercole per organizzare il suo giorno più bello e omaggiare in qualche modo la mamma. Lui non glielo dice, ma è già stato contattato dalla madre della futura sposa che lo prega di mettere nel bouquet della figlia delle rose rosse, come da giovane aveva avuto lei. Moroni conduce questo gioco tra madre e figlia, che inconsapevolmente vogliono farsi una sorpresa a vicenda, e inventa per la figlia un bouquet particolare. Intreccia una coroncina di edera, vi infila in cerchio delle rose rosse col gambo lungo. Stacca dal gambo dei capolini di altre rose rosse e li colloca nel centro del mazzo. I capolini li strappa uno a uno, davanti ai nostri occhi, a morsi... Continua a raccontarci della nascita di questo singolare bouquet, colloca le rose, e poi simula quello che sarà l'uso del mazzo: la sposa, all'uscita dalla chiesa, mentre riceverà il tradizionale lancio del riso, getterà in aria il suo bouquet... e stupirà i suoi invitati con una cascata di petali!


Et voilà, Moroni la stessa sorpresa la fa vivere al suo pubblico, ammirato e divertito dalla sua dimostrazione e da tutte quelle rose che volano...

L'applauso finale è scontato, e molto sentito.

http://www.ercolemoroni.com/ErcoleItalian/ErcoleFlowers.html

domenica 19 aprile 2015

Este in fiore 2015 - L'acqua nei giardini delle ville venete


L'acqua, il tema cardine di Este in fiore 2015, 14a rassegna del Vivaismo Nazionale di Qualità, aperta dal 17 al 19 aprile. Quest'anno nella manifestazione dell'antica cittadina padovana si è parlato di un elemento che dà vita al giardino, al suo stato naturale ma anche in altre forme: "l'acqua che si respira" nella mostra fotografica di Francesca Saccani con immagini scattate presso l'Orto Botanico di Padova è l'acqua che ci circonda senza che la vediamo, sospesa nell'aria; "l'idrocoltura, acqua per nutrire" è il sistema idroponico illustrato attraverso le piante che richiedono questa speciale forma di coltivazione; e "l'acqua nei giardini delle ville venete" è il tema della "conversazione musicata" di Camilla Zanarotti, che, con l'occasione, sabato 18 ha presentato il suo libro I giardini delle ville venete, edito nel 2014 per i tipi di Silvana Editore.
Le improvvisazioni al clarinetto di Oreste Sabadin.
Camilla Zanarotti (a sinistra) e la moderatrice dell'incontro, Mariagrazia Dammicco.
Il libro di Camilla è il risultato della sua collaborazione in qualità di esperta di restauro di giardini storici con l'operato fotografico del noto Dario Fusaro (le cui immagini sono regolarmente pubblicate nei servizi della rivista Gardenia). Un libro che, ci spiega l'autrice, ha chiesto circa due anni di elaborazione e ripetuti sopralluoghi presso i giardini delle ville descritte. Un volume nato per il desiderio di far conoscere maggiormente in Italia questo patrimonio architettonico e giardiniero che da noi è trascurato, ma all'estero gode di grande ammirazione. Come dire, nemo propheta in patria.
Le ville venete si contraddistinguono dalle altre ville italiane per precise caratteristiche. Una su tutte, l'essere costruite all'interno di un paesaggio, in stretta connessione con esso, quasi ad anticipare i giardini paesaggistici inglesi del Settecento. 
L'elemento dell'acqua è costantemente presente nei giardini delle ville del Veneto. In primo luogo, come elemento vitale e funzionale dello spazio "verde". L'acqua, attraverso ingegnosi meccanismi idaulici, alimenta l'irrigazione del giardino della villa, le peschiere, e talvolta è sfruttata nei processi produttivi come in quello delle lane (è il caso di villa Giusti a Verona). Nella proprietà della villa Verità Fraccaroli, l'acqua segue un preciso percorso, che si ripete un po' in tutte le ville venete: arricchisce con giochi e fontane il Ninfeo, passa per le cucine della villa, alimenta la fontana del giardino, e infine defluisce nel brolo per raggiungere e irrigare la campagna circostante.
L'acqua ha, in secondo luogo, un valore estetico. Arricchisce ed esalta la bellezza dei giardini grazie a fontane, grotte, spruzzi e zampilli generati artificialmente nelle vasche che decorano i terrazzamenti. Inoltre, si affianca all'arte scultorea che, nei giardini storici veneti, ha un valore didascalico. Splendido esempio di questo connubio tra iconografia e acqua lo si trova presso la villa di punta San Vigilio sulla costa veronese del lago di Garda. Rilevante anche il caso del parco paesaggistico di villa Vigodarzere, in cui colline, laghetti, orridi, fontane e torrenti artificiali ricreano il percorso di chiara simbologia massonica: oscurità/illuminazione della mente.




Terminata la conversazione, è stato un peccato non potersi attardare tra gli stand della manifestazione a causa del maltempo che ha guastato il pomeriggio, con violente raffiche d'aria e una pioggia minuta e insistente, adatta solo a bagnare l'obiettivo della macchina fotografica. Tuttavia, il vento ha creato uno scenario da hanami scompigliando la chioma in fiore di un albero nel giardino del castello. Nelle foto ho cercato di cogliere un po' il bellissimo svolazzìo di petali che si abbandonavano all'aria.



Probabilmente, se il tema della manifestazione fosse stato il sole, avremmo avuto meno problemi di... acqua.



Veniamo ordunque alle piante-cameo di Este in fiore 2015.
Stanno tornando di moda: anche se suona brutto parlare di "mode" per chi ama le piante, effettivamente, dopo decenni di sottovalutazione, garofani e garofanini sono di nuovo l'oggetto del desiderio del popolo giardiniero. Dal fogliame di un caratteristico colore verde argento, resistenti, e spesso intensamente profumati, i garofani sono la specialità della floricoltura Billo di Merlara (PD) che a Este ne ha proposti di tante bellissime varietà. In ordine, nei tre camei qui a fianco, Dianthus hyb. 'Cecil Wyatt', 'Monica Wyatt', 'Dancing Queen'.
Per tutti e tre cure colturali simili.
Sono perenni, dal fiore grande e doppio, amano posizioni soleggiate e terreno sciolto, nonchè frequenti irrigazioni. I garofani sono facilmente riproducibili per talea (potare in periodi non di gelo). Crescono fino a una quarantina di centimetri di altezza. Fioritura primaverile.

mercoledì 15 aprile 2015

Fiori nella Rocca a Lonato del Garda. Vi presento le "piante-cameo".


Nei giorni 10, 11 e 12 aprile si è tenuta a Lonato l'ottava edizione della manifestazione dedicata al vivaismo di qualità "Fiori nella Rocca", presso l'antica rocca visconteo-veneta di Lonato (BS), a pochi kilometri dal lago di Garda.



Un'occasione molto interessante, per chi è della zona, in attesa della più celebre Orticola, per visitare gli stand di vivaisti provenienti da ogni parte d'Italia, molti dei quali conosciuti a livello nazionale per competenza e professionalità. Una splendida opportunità per una passeggiata "nella storia", tra le mura di un sito ben conservato (comprende anche un ricco museo ornitologico), e che ha la fortuna di collocarsi a poca distanza dal lago di Garda, visibile se ci si affaccia tra i merli.
Quest'anno il meteo è stato generoso, concedendo tre bellissime giornate di sole e un orizzonte terso e azzurro, che ha svelato un panorama mozzafiato tutto intorno all'edificio.


Molti vivaisti partecipano a Fiori nella Rocca sin dalla prima edizione, e ogni anno accettano volentieri di ritornarvi per la buona organizzazione dell'evento e per l'apprezzabile risposta del pubblico, che accorre folto e appassionato.




Io ho fatto un salto sabato pomeriggio, appena prima che un'ondata di persone invadesse gli spiazzi popolati dagli stand. Non sono tornata a casa a mani vuote e vi illustro qualche acquisto in quello che sarà un "angolino" frequente di questo nuovo blog, ovvero la piccola rubrica denominata delle "piante-cameo": un'illustrazione rapida e semplice delle più belle piante da giardino (e non solo), in una presentazione così breve... da essere giusto un cameo, insomma!

Le piante-cameo di Fiori nella Rocca 2015:
Scabiosa columbaria 'Pink mist'.
Piccola perenne dal fiore doppio, di un tenero colore rosa. Vuole un'esposizione al sole e fiorisce dalla primavera per tutta l'estate. Cresce fino a un'altezza massima di 30-40 cm, e ama un terreno ben drenato. Accostabile con successo a salvia, echinacea e achillea.
Il mio esemplare proviene dal vivaio Angelo Paolo Ratto di Savona, specializzato in piante per giardini mediterranei con scarse esigenze idriche. Le foto in formato polaroid di questo post ritraggono alcuni scorci del suo stand, elegante e di bellissimo impatto visivo.




Epimedium 'Pink champagne'.
Della famiglia delle berberidacee, questo epimedio colpisce per il grazioso colore dei piccoli fiori. Si tratta di una pianta che ama terreni freschi e umiferi, ben drenati, e raggiunge l'altezza massima di 50-55 cm. Foglie maculate di rosso.
Pierluigi Priola, titolare del vivaio presso cui ho trovato la piantina, mi avvisa che si tratta di un esemplare resistente, dall'espansione caparbia e capace di contrastare, se curato nella maniera opportuna, l'invasione delle infestanti sul terreno che lui stesso occupa. Una piantina in gamba, da provare.








http://www.fiorinellarocca.it/