sabato 27 agosto 2016

Apre il Parco della Musica a Cavaso (TV)








 

Il binomio giardini/musica si ripete spesso in estate: la possibilità di trascorrere le serate all'aria aperta spinge i proprietari ad aprire i propri parchi e le proprie ville al pubblico fino a tarda ora, magari organizzando un concerto.
Mi segnalano una iniziativa che dovrà di certo essere parecchio interessante: stasera 27 agosto e domani, a Castelcies, presso Asola, si inaugura il Parco della Musica

"Nel giardino del musicista Fernando Sartor e la moglie Valentina Cremona imprenditrice, si apre il cancello di The Music Country House con il vernissage dell' opera di Enrico Benetta: VIOLONCELLO D ARTISTA, un violoncello in corten di ben 6 metri dotato di sonificazione, grazie al progetto del Dipartimento di nuove tecnologie e linguaggi musicali del Conservatorio Pollini di Padova. Alle ore 18 di sabato si dà voce al progetto con un particolare concerto e domenica tornerà aperto al pubblico con nuovi momenti musicali e conviviali". 


Si ringrazia Claudia Pavoni per le foto.

http://www.venetouno.it/notizia/48493/sette-sculture-e-un-violoncello-gigante-nasce-il-parco-della-musica

sabato 13 agosto 2016

Fondazione Heller, tra rarità botaniche e stravaganze



Sarà un po' riduttivo, ma quando in un posto, in un giardino, trovo dei turisti inglesi, penso sempre "è quello giusto, ho scelto una buona meta". Così, una domenica di luglio, durante una visita, arrivo nella piccola area ristoro del giardino botanico della fondazione Heller: ci sono tavolini fatti con fette di tronchi d'albero, sedie arzigogolate e un chioschetto piccino che vende gelati artigianali, birre e patatine. La commessa chiama al telefono un'altra collaboratrice, mentre osserva preoccupata che una tartaruga è sfuggita nuovamente dal suo recinto, diretta verso i tavolini. Due o tre famigliole sedute intorno a noi parlano inglese. Un uomo vestito di chiaro, abbigliato da avventuriero botanico, dialoga a bassa voce col figlio adolescente, e si bea di un paesaggio che noto solo in quel momento, dall'alto di quella piazzola: tra gli alberi, là in fondo, si intravede il lago di Garda. Ripenso a Madeira, e ai visitatori d'oltre Manica che si trovano anche là a centinaia. Sì, a loro piace l'avventura, l'esplorazione. E qui in questo curioso giardino di Gardone Riviera ne hanno trovato un piccolo, degno assaggio.


Una visita di questo posto effettuata quattordici anni fa, stranamente, non mi aveva lasciato memoria di particolari emozioni. Ma ecco, appena entro, mi stupisco dell'intrepida sensazione di scoperta che mi coglie affrontando il percorso di questo luogo sopra le righe. La vegetazione è fitta, ma non soffocante, molto varia, un giusto equilibrio di gruppi foliari e masse di fiori. Grandi vasi pieni di profumatissimi gigli traboccano sin dall'entrata, e le prime opere d'arte compaiono sparse sul prato e nella boscaglia, annunciando che saranno anche loro tra le protagoniste di questo giardino.


André Heller è personaggio complesso e multiforme: austriaco, classe 1947, è artista poliedrico che si è cimentato nella musica, sia come radiofonico che come cantautore affermato, per poi dedicarsi a tanti altri settori. La sua biografia racconta che "Heller divenne celebre anche come artista visionario, mettendo in scena idee fantastiche, manifestazioni artistiche, spettacoli multimediali e più tardi realizzò anche mostre con la partecipazione attiva del pubblico, riuscendo a creare un mondo contrapposto a quello quotidiano razionale e basato sulla tecnologia". Visionarietà che quindi ha applicato, tra i tanti campi, anche ai giardini, con risultati botanicamente consapevoli.


Consapevoli sono i viali affiancati da piante dal tronco dipinto, le orchidee e altre epifite appese per aria, le begonie evansiane e le ortensie quercifolie dalle fioriture straripanti, esagerate, coltivate per creare bellezza ma con una sottintesa e importante competenza professionale. C'è anche una zona alpina, un po' provata dal caldo estivo: una sorta di masso, che vuole rievare le dolomiti, si erge quasi al centro del parco per permettere al visitatore di arrampicarcisi e ammirare il giardino nella sua globalità.

Statue di omini con le braccia elevate che mimano abbracci col pezzetto di mondo circostante o simulano tuffi nella verzura; tavoli rasoterra che suggeriscono pranzi vegetali con personaggi da Alice nel Paese delle Meraviglie; maschere gigantesche e variopinte si celaono tra le nebulizzazioni e i fogliami orientali; artifici moderni da galleria d'arte ostentano i propri colori a una natura che però, se vuole, sa come superarli in creatività, sfoderando piante curiose e impensabili. Passerei ore a osservare lo splendido connubio delle hydrangee dalla fioritura avanzata (forse il momento migliore, il più ricco per questo genere) e la verticalità dei tronchi dei bambù.



Qui non si tratta solo di stupire il visitatore: gli si riempiono gli occhi di colori, di contrasti, ma il gioco è ben ponderato, materiali forme e significati oscuri si accostano ai tessuti vegetali di piante che vengono da lontano. Ci sono, tra corpi vivi e corpi inanimati, strani rimandi, insospettabili, ma che in questo posto sono straordinaria realtà.



Sì, serve uno sguardo un po' inglese per innamorarsi davvero di questo posto. Gustarsi la scoperta, apprezzare le varietà botaniche e i loro accostamenti, sorprendersi ma allo stesso tempo capire certi azzardi giardinicoli. Sono felice che un giardino così si trovi in Italia, Paese spesso attento solo a conservare (quando lo fa) i giardini storici senza favorirne la creazione di nuovi, capaci di rompere in modo sapiente "la tradizione" e di rimetterci in linea con le più avanzate tendenze straniere in materia di giardino.
Buon Ferragosto ai miei lettori, vi lascio così uno spunto di visita per queste giornate di caldo torrido.

http://www.hellergarden.com/it/

giovedì 21 luglio 2016

Capo Verde: fiori sulla sabbia


A giugno scegliamo come meta vacanziera Capo Verde, e scopro che non è un'unica isola europea, ma un arcipelago africano di dieci isole. Mi informo sulla presenza in loco di giardini, trovo un orto botanico a Boa Vista. Il nostro villaggio turistico però è sull'isola di Sal, su cui pare non ci sia nulla di notevole da visitare per chi ama le piante. Poco male, penso, tutto il mondo è un immenso giardino, e non serve essere Gilles Clément per affermarlo. Qualcosa da vedere troverò sempre.

Miraggi all'orizzonte
Succede così che il primo giorno di vacanza scendo in spiaggia, e mi guardo intorno: l'isola è proprio un pezzetto di Africa tormentato dal sole e lambito da un vento continuo, piacevole però, che rende il clima vivibile. Piante poche, brutte, piegate dalle correnti d'aria e dall'arsura, trascurate dall'essere umano. Ma tra le dune qualcosa brilla, e sono dei magnifici fiori di un giallo scintillante che spuntano dalla sabbia come asparagi. Un amico botanico mi ha suggerito il suo probabile nome scientifico: Cistanche deserticola.

Non conosco il nome scientifico di quest'altra pianta, che apre piccoli fiori rosa sempre sulla sabbia e che, dall'aspetto succulento, parrebbe un Sedum. Magari qualche lettore saprà dirci di più:

Vi saluto con qualche cartolina capoverdiana:

Una delle saline dell'Ilha do Sal (il nome dell'isola viene dal sale che vi si produce).
Al largo delle spiagge rocciose, fuori dai circuiti alberghieri, alcune zone sono abitate dagli innocui squali-limone.

Buracona, nella cui grotta si può ammirare un curioso fenomeno di rifrazione per cui, sul fondale, è visibile un "occhio azzurro".

Quel che sono riuscita a fotografare dell'occhio azzurro di Buracona.
Una scena dal mercato del pesce di Santa Maria.

sabato 9 luglio 2016

Ronzone, un roseto... al fresco


Sebbene un'amica paesaggista mi abbia fatto sapere che esiste in Alto Adige (grazie anche a Vera per la precisazione) anche il roseto di Uhrerhof, di recente sono venuta a conoscenza del roseto di Ronzone, considerato il roseto più alto (come quota) d'Europa.
Domenica scorsa, in occasione della prima edizione del suo mercatino estivo, vi ho fatto una visita. E ho ricevuto conferma che è bello ritrovare le fioriture che presso i propri climi sono scomparse per il caldo -le rose nel nord Italia adesso sono solo un ricordo, a parte qualche rifioritura: ritrovarle a Ronzone è stato un modo di raddoppiare la primavera.




Il roseto di Ronzone è molto recente, aperto nel 2012 grazie a un'idea del progettista Francesco Decembrini, e conta 500 tra specie e varietà di rose. Il giardino non è grandissimo, ma è accuratamente diviso in settori (ben 33) ognuno dedicato a una tematica botanica, attentamente illustrata da insegne e cartellini. Tutto il perimetro del giardino è percorso da una splendida pergola lunga 400 metri di rose rampicanti e clematidi. Un giardino di rose senza pergola sarebbe incompleto, e qui non l'hanno dimenticato.


Il progetto è un po' ambizioso, perchè vuole collocare una collezione di rose a una altitudine inusuale, ma non impossibile. Un modo per valorizzare il territorio della Val di Non, per rilanciarne turismo e commercio, affidandosi al fascino dei fiori più amati e più versatili.
Rose botaniche, ibridi, damascene, bourbon, galliche, inglesi, rambler, ground cover (tappezzanti), rugose, cinesi... e poi rose di uno stesso colore (rosso, bianco, giallo, rosa...), rose delle Alpi, ibridi di Moschata, ad alberello, ad alberello piangenti. Ci vorrebbero più visite per ammirarle e studiarsele tutte. 




Ottima l'idea di presentare i rosai in abbinamento con erbacee perenni: l'effetto estetico ne trae giovamento, in quanto si è evitata la tradizionale pacciamatura; il giardino appare più movimentato (certe collezioni di rose sono talvolta noiose da percorrere), e i giardinieri appassionati possono imparare e verificare coi propri occhi come realizzare aiuole che mettano in risalto le "regine dei fiori" con il giusto "corteo" di piante accompagnatrici.


Al centro del giardino è stata ritagliata una piazzetta circolare, in cui possono trovare spazio incontri, piccoli concerti, o mercatini, come quello di domenica. L'ingresso è a pagamento, con un piccolo prezzo (attualmente euro 3). Alle casse viene consegnata una guida al giardino pratica e ricca di informazioni sulla storia delle rose presenti, da conservare anche dopo la visita.


http://www.giardinodellarosa.it/index.php/it/

lunedì 27 giugno 2016

Anch'io ho camminato sulle acque

Venerdì scorso, a coronamento di una settimana di ferie, ho deciso col marito (cioè, gliel'ho ordinato) di percorrere la famosa passerella di Christo, the Floating Piers, sul lago d'Iseo. Un progetto che mi ha entusiasmata appena ne sono venuta a conoscenza, qualche mese fa. Preparo un piccolo zainetto con bottigliette di acqua, berretto, il libro di Philippe Saverio Sulla buona strada (ve lo ho recensito qui l'anno scorso), crema solare, un telo mare nel caso ci fosse stata occasione (o la necessità) di sedersi per terra. Vestiario studiato nei particolari, viste le previsioni del tempo torride per quella giornata: canotta, costume da bagno, braghette corte, scarpe chiuse e comode. Trucco leggero, mollettone per i capelli lunghi.


A bordo di uno scooter, alle nove raggiungiamo (abitiamo in provincia di Verona) la strada che costeggia il lago d'Iseo, direzione Sulzano: bloccata dai vigili. Dalla rotonda, a Sulzano vi accedono solo gli autobus-navetta, i residenti e, per un certo tratto, i ciclisti. Per puro colpo di... fortuna troviamo un buchetto in un parcheggio improvvisato per moto e motorini: si sta per riempire, e i parcheggi per automobili nei pressi sono già stracolmi. Lasciamo lo scooter e corriamo a comprare i biglietti per la navetta diretta a Sulzano: euro 5.50 a persona. Saltiamo su e in cinque minuti arriviamo al punto di ingresso della passerella di Christo.
Punto di ingresso si fa per dire, perchè prima c'è (non vorrai farne a meno) la fila da fare: un torrente già corposo di persone che si cuociono per il sole sempre più alto, sempre più a picco, mentre attendo di varcare la soglia dell'opera di Christo. Mogli che bisticciano coi mariti che non si sono portati niente e poi supplicano l'acqua alla compagna, poveri bambini dei grest in fila e a costante rischio calpestamento, molti stranieri (poi però ho capito che la metà di quelli che credevo stranieri erano semplicemente bergamaschi). Tutto sommato, in mezz'ora ce la caviamo, e finalmente camminiamo sulle acque.

Il primo tratto della passerella.

Notevoli le misure di sicurezza.

Che esperienza, davvero. Come suggerisce Christo, appena saliti ci siamo tolti le scarpe. Io sono rimasta coi calzetti intorno, giusto per igiene (faccio presente che qualche educatone ogni tanto ha gettato qua e là chewing gum masticati). La passerella dondola appena, sui lati è lambita dalle acque, e non è possibile, per motivi di sicurezza, "pucciarci i piedi". Ma che cambia: il panorama è magnifico, e permette di godere, da un'angolatura nuova, come se si fosse delle paperette che veleggiano per il lago come gli pare, la natura circostante, fuori dai tragitti commerciali, fuori dagli schemi dei mezzi di trasporto pubblici e privati, foss'anche il battello.
La passerella, che ricordo essere costituita da migliaia di blocchi di plastica galleggianti, rivestiti da un tessuto giallo carico, risalta splendidamente sul blu profondo dello specchio d'acqua, e fa pensare a un abbraccio tra l'intraprendenza umana e la vastità della bellezza dell'opera naturale. Un tentativo -che ha del commovente- di superare la fisica che ci impedisce di attraversare le superfici liquide senza immersione, per raggiungere il fascino dei luoghi del paesaggio che più amiamo, senza ostacoli, semplicemente 'andandoci'. Insomma, 'tutto' è nostro, come in un sogno, lo spazio materico con le sue leggi viene raggirato dall'arte, e finalmente l'essere umano crea un percorso calpestabile sull'acqua... e va dove gli pare.

Turisti essiccati dal sole.

La passerella intorno all'Isola di San Paolo.

Il primo troncone della passerella approda alla terra ferma, dove è possibile sostare, grazie ai numerosi bar e ristoranti, per un gelato, una pizza, un panino. O un salto alla toilette. Poi si prosegue di nuovo sulle acque per arrivare all'Isola di San Paolo. Ci si gira intorno (ovunque, scene pietose di turisti devastati dal caldo delle 11.00 di un mattino estivo di un giugno italiano), e si torna verso la costa, dove qualche alberello proietta una leggera ombra, ovviamente contesa dai visitatori schioppati per l'afa. Le tempistiche e i percorsi sono quelli che ognuno si prende o si prefissa, sta anche alla personale resistenza fisica. Noi ce la siamo cavata in un paio di ore, panino compreso. 
Ho letto che venerdì scorso l'affluenza è stata di mezzo milione di visitatori, i giorni successivi anche oltre. La folla sulla passerella un po' si disperde, spazio per camminare con una certa serenità ce n'è, anche se si è così tanti.

Operatori rammendano il telo strappato.
Al rientro, ci rendiamo conto che la coda all'entrata e la camminata sotto le fiamme roventi di Helios erano uno scherzo in confronto all'attesa snervante della navetta di ritorno, sul ciglio stradale che riflette calore, i sanpietrini che riflettono calore, gli edifici intorno che riflettono solo ed esclusivamente CALORE. Arriva una camionetta dei Vigili del Fuoco, che aprono un idrante su chi è in coda per accedere alla passerella. Ma i benefici dell'idrante non raggiungono chi si sta squagliando alla fermata dell'autobus. No-no. E quando l'autobus arriva, sono scene di panico: flussi umani si spingono verso la portiera aperta più vicina, una signora che mi stava a un metro di distanza se la prende con me "perchè spingo" (chi? cosa? manco ti tocco), un signore dietro di me, finalmente messo piede sul predellino, inveisce contro il signore davanti a me colpevole, secondo lui, di non fare spazio agli altri. Ma la realtà è che tutti i pochi posti a sedere sono occupati, da persone peraltro sedute su altre persone. L'uomo, sulla sessantina, mostra allo sclerato alle mie spalle di avere gli occhiali rotti perchè calpestati. Ormai costipati sul mezzo, un altro visitatore, incattivito, insiste per salire, ma siamo al collasso e praticamente lo buttiamo giù dal predellino per permettere alle porte di chiudersi.
Giunti a destinazione, 'esplodiamo' fuori e raggiungiamo lo scooter. Avevo in programma la visita, come suggeriva Sgarbi in un video sul suo profilo Facebook, di vedere le terme romane di Predore o la pinacoteca di Lovere. Aperte a orari tardi (le prime dalle 18.00 alle 22.00, la seconda dalle 15.00 alle 19.00, chiuse la mattina), non ce la sentiamo, e torniamo a casa, cotti e ammaccati.

Ritorno a parte, felice di esserci stata, e di potervelo testimoniare (io c'ero).

http://www.thefloatingpiers.com/#introduction


giovedì 26 maggio 2016

Florete flores!

Il 4 e 5 giugno si terrà la prima edizione della manifestazione di giardinaggio Florete Flores, che si svolgerà attorno al Santuario di Vicoforte (CN), monumento barocco di suggestiva potenza.
L'iniziativa nasce dal desiderio di divulgare la passione per piante e fiori e di promuovere in specifico la conoscenza degli alberi e la loro presenza nei contesti urbani.
Ottanta espositori, prevalentemente piemontesi, proporranno le proprie eccellenze vivaistiche, artigianali, gastronomiche, tutte legate al mondo del giardino. Esperti di associazioni e scuole agrarie consulenze gratuite ai visitatori. Solo per il sabato, l'A.Di.Pa. proporrà lo scambio di semi di varietà insolite o rare, soprattutto di alberi.


Sono gli alberi il tema della prima edizione di Florete flores (il titolo della manifestazione è mutuato da un passo dell'Ecclesiaste). Nel pomeriggio di venerdì 3 giugno verrà inaugurata la xiloteca di Vicoforte, con l'esposizione dei primi 20 campioni di legni e delle relative schede botaniche, curate dai ragazzi delle scuole locali. La mattina di sabato 4 giugno si terrà invece il convegno con argomento "Capire gli alberi, accoglierli in città". Ospite della giornata sarà Tiziano Fratus, noto autore di una rubrica dedicata agli alberi sul quotidiano La Stampa, che per l'occasione presenterà il suo ultimo libro, Il libro delle foreste scolpite.

Non è previsto alcun biglietto d'ingresso. 

Informazioni al sito del Comune di Vicoforte
Per la stampa: mimma.pallavicini@gmail.com

martedì 17 maggio 2016

Questo fine settimana Piazza in fiore!

Segnalo l'evento: Piazza in fiore, a Costozza (VI) questo fine settimana (21 e 22 maggio), presso Villa Trento Carli. Da non perdere. Interessanti espositori vivaisti e artigiani. In programma anche seminari tenuti da professionisti del giardino.


 A questo link il post sull'appuntamento dell'anno scorso. Propongo anche il programma della mostra di pittura. Scaricate l'invito omaggio.